Prende il via nell'aula della Corte d'Assise di Verona il percorso giudiziario per fare luce sulla tragedia di Castel d'Azzano. Al centro dell'udienza preliminare c'è la posizione dei fratelli Franco, Dino e Maria Luisa Ramponi, chiamati a rispondere delle pesantissime accuse formulate dal pubblico ministero Elvira Vitulli: strage in concorso e omicidio plurimo premeditato.
La vicenda affonda le radici nella drammatica notte del 14 ottobre 2025, quando una violentissima deflagrazione devastò un casolare della località veronese, provocando la morte di tre carabinieri e il ferimento di altre 26 persone. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, a innescare materialmente lo scoppio delle bombole di gas sarebbe stata la stessa Maria Luisa Ramponi, rimasta a sua volta ferita nella saturazione dell'edificio.
Un primo tassello procedurale è stato fissato dalla Gup Beatrice Marini, che ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile presentata dall'Associazione delle vittime del dovere. Il dibattimento dovrà ora passare al vaglio le singole responsabilità dei tre imputati per ricostruire la dinamica precisa di una notte che ha segnato indelebilmente la comunità locale e le forze dell'ordine.
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