Chi dona la vita per gli altri resta per sempre
I nostri caduti

Il sito www.vittimedeldovere.it raccoglie le note biografiche, dei caduti e degli invalidi, appartenenti alle Forze dell’Ordine, Forze Armate e Magistratura, che sono state inoltrate e autorizzate, anche per quanto attiene al trattamento dei dati personali, dai familiari dei caduti oppure dal diretto interessato, invalido.

Le informazioni relative alle Vittime del Dovere, del terrorismo e della criminalità organizzata sono frutto di ricerche storiche, giornalistiche e amministrative di cui si citano sempre le fonti.

In larga misura, le biografie si compongono anche di notizie fornite direttamente dalle famiglie di chi ha dato la vita per lo Stato o dall’appartenente alle Istituzioni che ha perso la propria integrità fisica durante lo svolgimento dei compiti di servizio pubblico.

Le storie delle Vittime del Dovere vengono pubblicate con grande partecipazione, interesse e orgoglio, tuttavia, non forniscono alcuna garanzia di completezza o di precisione assoluta. Rappresentano un contributo importante per ricostruire la storia del nostro Paese e rendere onore alla memoria di uomini e donne che costituiscono il patrimonio etico della Nazione.

Ogni richiesta, precisazione ed integrazione dovrà essere indirizzata alla segreteria dell’Associazione Vittime del Dovere al seguente indirizzo segreteria@vittimedeldovere.it

Maresciallo Maggiore Artificiere dell'Esercito Italiano
Pasquale Nuccio

Nato a Palermo il 24 luglio 1916
Deceduto a Ciaculli (Pa) il 30 giugno 1963

Pasquale NUCCIO nacque a Palermo il 24 luglio 1916, da Giovanni, pasticciere, e da Rosalia, casalinga.

Si iscrisse alla scuola sottufficiali dell’esercito conseguendo il grado e la qualifica di maresciallo artificiere.

Combatté nella seconda guerra mondiale, fu ferito e fu preso prigioniero dagli alleati inglesi Sposò Maria BONDI’, casalinga e amante del canto e del pianoforte.

Dal matrimonio nacquero 4 figli: nel 1946 Giovanni, nel 1948 Francesco Paolo, nel 1952 Aurelio, nel 1957 Rosalia.

Svolse il suo lavoro di Maresciallo Maggiore Artificiere in più località della Sicilia, fra queste Messina e Scalilli, sede, all’epoca del più grande deposito di esplosivi della Sicilia.

Il 30 giugno 1963, al ritorno con tutta la famiglia dalla Messa domenicale, nonostante si trovasse in licenza, fu richiamato in servizio per un’operazione congiunta con Carabinieri e appartenenti alla Polizia di Stato.

Una telefonata anonima aveva, infatti, segnalato che, in località Ciaculli di Palermo, nei pressi della villa dei Greco (una delle più potenti famiglie mafiose dell’epoca) si trovava ferma un’autovettura Alfa Romeo “Giulietta” sospetta. Da precisare che nella notte un’altra Alfa Romeo Giulietta era esplosa a Villabate nei pressi dell’autorimessa di un mafioso. Era quello, infatti, un periodo di sanguinose lotte di mafia tra famiglie che si contendevano il potere.

Oltre al Maresciallo Maggiore Artificiere dell’Esercito Pasquale NUCCIO e al soldato Giorgio CIACCI, la Squadra incaricata dell’intervento di ispezione, era composta dagli appartenenti all’Arma dei Carabinieri: Tenente Mario MALAUSA, Marescialli Silvio Corrao e Calogero Vccaro, Appuntati Eugenio ALTOMARE, e Marino FARDELLI.

Il Maresciallo Maggiore NUCCIO giunse a Ciaculli intorno alle 15 insieme al soldato Giorgio CIACCIO.

Pasquale NUCCIO, forte di un’esperienza trentennale che lo aveva reso conosciuto e stimato per la perizia con la quale svolgeva il suo lavoro, disinnescò senza difficoltà un ordigno collocato all’interno dell’auto. L’operazione sembrava conclusa, ma quando il tenente Malausa aprì il bagagliaio posteriore dell’auto, una seconda bomba lì collocata esplose con violenza inaudita provocando la morte di tutti i militari. Di loro rimasero solo resti carbonizzati.

Quella di Pasquale NUCCIO è, quindi, una tomba vuota presso il Cimitero dei Cappuccini di Palermo e su quella tomba la moglie, i 4 orfani e Franca, la sorella prediletta, non hanno mai smesso di piangere.

La sua vedova non si riprese mai dalla tragedia, ma mai uscirono dalla sua bocca parole di odio e di rabbia. La sua Fede e la sua innata dolcezza sono stati di esempio a figli e nipoti. Morì nel 2003, pronunciando il nome del suo amatissimo marito.

A Ciaculli dove avvenne la tragedia, ora sorge un giardino e alcune lapidi ricordano le vittime della strage. E sempre lì, il 30 giugno di ogni anno, si svolge una commemorazione alla quale partecipano, oltre a familiari e persone comuni, Autorità militari e civili.

.IL RICORDO DEL FIGLIO AURELIO

Avevo poco più di 11 anni quando persi mio padre.
La vita che avevo vissuto fino alla mattina del 30 giugno 1963, non fu mai più la stessa.

Fino ad allora l’amore dei miei genitori e la presenza dei miei 2 fratelli e di mia sorella mi avevano regalato un’infanzia felice.

Dopo la morte tragica di mio padre, il dolore ha attraversato la mia vita, a volte acuto, a volte sotto traccia, ma mai sopito e solo pochissime volte ho avuto la forza di tradurlo in parole.

Mio padre, però, non se n’è mai andato dal mio cuore e dai miei pensieri e mi ha lasciato due valori a cui ho cercato di ispirare la mia vita: l’onestà e l’amore per la famiglia.

Articolo de La Stampa del 2 luglio 2003

Medaglia d'oro alla Memoria

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