Il 6 febbraio 1977 segna una delle pagine più dolorose della storia della Repubblica. Al casello autostradale di Dalmine, durante un controllo di routine, il Maresciallo Luigi D’Andrea e l’Appuntato Renato Barborini, appartenenti alla Polizia Stradale, vennero barbaramente uccisi mentre svolgevano il loro servizio, nell’adempimento silenzioso e quotidiano del dovere.
Caddero senza avere il tempo di difendersi, colpiti da una violenza cieca e vigliacca che non mirava solo a togliere la vita a due uomini in divisa, ma a colpire lo Stato, le sue istituzioni, il principio stesso di legalità. In quegli anni difficili, segnati dal terrorismo e dalla criminalità armata, il sacrificio di D’Andrea e Barborini divenne il simbolo del prezzo altissimo pagato da chi sceglie di servire la collettività.
Erano padri, figli, uomini dello Stato. Uomini che hanno fatto una scelta di responsabilità e di coraggio, consapevoli dei rischi ma fedeli al giuramento prestato. La loro morte non è stata vana: il loro sacrificio continua a parlare alle coscienze, a ricordarci che la sicurezza, la libertà e la democrazia non sono conquiste scontate, ma valori da difendere ogni giorno.
Ricordare Luigi D’Andrea e Renato Barborini non significa solo onorarne la memoria, ma rinnovare un impegno. Un impegno a non dimenticare, a educare le nuove generazioni al rispetto delle istituzioni, a stare senza ambiguità dalla parte di chi, indossando una divisa, tutela i diritti di tutti, spesso a costo della propria vita.
Nel loro nome, e nel nome di tutti i Servitori della Repubblica caduti nell’adempimento del dovere, rinnoviamo oggi il nostro silenzioso grazie. La loro memoria è viva. Il loro esempio resta.
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