Il delitto il 29 giugno 1982. Il figlio: "Mio padre non era un eroe, era solo una persona che ha fatto il proprio dovere"
Quel giorno era martedì, come oggi si giocava un mondiale di calcio ma l'Italia si radunava davanti alla tv per la gara contro l'Argentina, prima svolta di un torneo trionfale. A Termini Imerese, proprio in quei momenti, la mafia uccideva Antonino Burrafato. Il figlio, Salvatore, ricorda quel contrasto: "Ho questo dualismo fortissimo, questa contrapposizione mai colmata - dice - Da un lato sentire gli italiani che festeggiavano e che erano in piazza e dall'altro lato lato il mio dolore che mi portavo dentro con mia madre in quel di Nicosia, dove mio padre era nato e dove poi è ritornato in una bara".
Lunedì, a 44 anni da quel giorno, Caccamo intitolerà una via al vicebrigadiere ucciso per aver fatto rispettare le regole: "La memoria di mio padre - osserva il figlio - diventa anche strada, diventa strada extraurbana in quel di Caccamo e diventa quindi spazio di comunità, un momento di confronto con la gente".
La cerimonia a Caccamo sarà preceduta da un momento di ricordo nel carcere di Termini Imerese, nel quale Burrafato lavorava e che adesso è intitolato a lui. "Ancora prima di chiamarlo vittima di mafia - spiega Salvatore Burrafato - mi piace qualificarlo come vittima del dovere. Mio padre non era un eroe. Mio padre era una persona semplicissima che ha fatto soltanto il proprio dovere".
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