L’associazione Vittime del Dovere chiede nuove verifiche giudiziarie e una Commissione parlamentare d’inchiesta dopo le recenti dichiarazioni di Roberto Savi sulla banda della Uno Bianca.
A più di trent’anni dagli anni di sangue della Stragi della banda della Uno Bianca, riaffiorano interrogativi mai completamente sopiti.
E questa volta a riaccenderli sono state alcune recenti dichiarazioni televisive di Roberto Savi, uno dei protagonisti della stagione criminale che tra il 1987 e il 1994 provocò 24 morti e oltre cento feriti.
Parole che hanno spinto l’Associazione Vittime del Dovere a chiedere un nuovo approfondimento giudiziario e politico sulla vicenda.
“Le sue parole non possono cadere nel vuoto”
L’associazione, attraverso la presidente Emanuela Piantadosi, ha sollecitato l’intervento della magistratura competente e del Parlamento affinché vengano verificate eventuali piste mai approfondite fino in fondo.
Nel mirino finiscono i riferimenti fatti da Savi a presunti “servizi particolari” e a possibili “protezioni dall’alto”.
“Le parole di Savi devono diventare il grimaldello per forzare gli armadi dove forse si celano verità nascoste”, afferma Piantadosi in una nota.
Una posizione che però l’associazione accompagna con cautela, sottolineando che le dichiarazioni di un condannato per gravissimi delitti non possono essere considerate automaticamente veritiere, ma nemmeno ignorate senza verifiche.
Il nodo dei presunti depistaggi
La richiesta avanzata dall’associazione è chiara: superare quella che viene definita una lettura esclusivamente criminale della vicenda Uno Bianca.
Secondo Vittime del Dovere, sarebbe necessario esplorare anche eventuali ipotesi di depistaggio o coperture istituzionali che nel tempo sarebbero rimaste nell’ombra.
“È necessario superare il riduzionismo giudiziario che per decenni ha inquadrato la vicenda come criminalità comune”, sostiene ancora Piantadosi.
Si tratta di un terreno estremamente delicato, perché tocca uno dei capitoli più traumatici della storia criminale italiana recente: una banda composta anche da appartenenti alle forze dell’ordine che per anni seminò terrore soprattutto tra Emilia-Romagna e Marche.
La richiesta di una Commissione parlamentare
L’associazione ha inoltre chiesto l’istituzione di una Commissione parlamentare bicamerale d’inchiesta che possa approfondire eventuali aspetti ancora oscuri della vicenda.
Una iniziativa che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe servire non soltanto a verificare le parole di Savi, ma anche a ricostruire eventuali omissioni, sottovalutazioni o protezioni che potrebbero avere favorito la lunga attività criminale della banda.
Il peso della memoria
Nel comunicato emerge anche un forte richiamo alla memoria collettiva.
“Informarsi e mantenere viva la memoria è l’unico vero scudo contro le menzogne”, sostiene Piantadosi, rivolgendo un appello diretto all’opinione pubblica.
La Uno Bianca resta infatti una ferita ancora aperta nella storia italiana: sette anni di rapine, omicidi e assalti condotti da uomini che indossavano una divisa dello Stato e che proprio per questo riuscirono a muoversi a lungo senza destare immediatamente sospetti.
La cautela necessaria
Al momento non risultano nuove indagini formalmente aperte sulla base delle dichiarazioni televisive di Roberto Savi.
Le richieste dell’associazione rappresentano dunque una sollecitazione pubblica rivolta agli organi giudiziari e politici affinché venga valutata l’opportunità di ulteriori approfondimenti.
Resta fermo che ogni eventuale ipotesi di responsabilità o coinvolgimento ulteriore dovrà essere verificata nelle sedi competenti, sulla base di elementi concreti e riscontrabili.
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