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06 FEBBRAIO 2026
Malpensa24.it - Promesse e diritti: nel nuovo decreto lavoro e dignità alle Vittime del Dovere

Ci sono ferite che il tempo non riesce a chiudere, solchi profondi scavati dal dolore di chi ha visto un padre, un marito o un figlio non fare più ritorno a casa perché ha scelto di servire lo Stato fino all’estremo sacrificio. Per anni, queste famiglie hanno vissuto in una sorta di limbo istituzionale, sospese tra il peso di una memoria gloriosa e la fatica quotidiana di una burocrazia che spesso trasformava i loro diritti in semplici promesse scritte sulla carta.

Svolta storica

Oggi, però, quel silenzio viene interrotto da una notizia che restituisce non solo speranza, ma dignità concreta a chi ha dato tutto per la collettività. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legge sicurezza, un provvedimento che segna una svolta storica per l’Associazione Vittime del Dovere. Non si tratta di un semplice annuncio di principio, ma dell’ingresso nel nostro ordinamento di norme vincolanti che incidono direttamente sulla vita di chi è rimasto. Il cuore della riforma tocca il tasto delicato del lavoro, inteso come strumento di riscatto e di cittadinanza attiva. Attraverso una disciplina organica del collocamento mirato, viene finalmente garantito l’inserimento nelle pubbliche amministrazioni per le vittime e i loro familiari, superando quelle incertezze interpretative che per troppo tempo hanno reso questo percorso un labirinto di ostacoli e contenziosi.

Cicatrici invisibili

Oltre alla stabilità professionale, il decreto introduce un riconoscimento che parla alla dimensione umana e psicologica dei superstiti: il diritto a permessi retribuiti per partecipare a iniziative dedicate alla memoria e alla legalità. È un gesto che tiene conto delle cicatrici invisibili, di quel carico sociale che accompagna chi resta. Partecipare a un incontro nelle scuole o a una cerimonia istituzionale non sarà più un impegno affidato alla sola buona volontà individuale, ma un diritto protetto. In questo modo, lo Stato permette a queste persone di farsi testimoni di un valore collettivo senza dover sacrificare la propria vita lavorativa o la propria serenità economica.

Onorare il sacrificio

Emanuela Piantadosi, presidente dell’associazione, sottolinea come questo traguardo «sia il frutto di un dialogo costante con le istituzioni, arrivato in un momento storico particolarmente teso, dove spesso le forze dell’ordine sono bersaglio di un odio incomprensibile – ha spiegato – in questo clima, trasformare il dolore in legge significa riaffermare che lo Stato non dimentica chi lo serve con umiltà e professionalità. Il lavoro diventa così il modo più alto per onorare il sacrificio, offrendo non semplice assistenza, ma la possibilità di guardare al futuro con la schiena dritta, forti di una tutela che finalmente non è più solo formale, ma reale e tangibile».

Tratto da Malpensa24.it

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