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Caporal Maggiore VFP4 LEONARDO LODDO

Leonardo nasce a Cagliari e, ormai 28enne, nel 2012 è Volontario effettivo presso la Compagnia “Alpha” inquadrata nella Task Force “CENTRE” del Regional Command West ad Herat, nell’ambito della missione “International Security Assistant Force” (ISAF) nella periferia di Shindand, Afghanistan. Ormai prossimo al ritorno a casa dopo mesi duri di servizio, all’alba del giorno 20 febbraio, il Caporal Maggiore, insieme a quattro colleghi militari italiani, si accinge a rientrare da una missione umanitaria condotta in uno dei tanti villaggi della zona (nel quale hanno portato soccorso, viveri d’urgenza).

In pieno deserto, con una temperatura sotto lo zero e il vento impetuoso, il Veicolo Tattico Leggero Multiruolo (VTLM) “Lince” (mezzo anfibio sul quale Leonardo espletava l’incarico di mitragliere di bordo) si appresta ad attraversare il guado di un fiume profondo 4 metri che taglia in due la Zeerko Valley. Un fiume che già aveva mietuto vittime, che aveva già visto inabissarsi altri mezzi, e che in quel giorno non risparmia il Caporal Maggiore e i suoi compagni.

Il “Lince” si appoggia sul fiume, ma la forza della corrente è inarrestabile e impetuosa, tanto che il blindato comincia a roteare, due, tre giri, travolto da un'onda più forte delle altre; ribalta fino a giacere con il lato destro adagiato sul fondo e con l’apertura della botola sommersa rivolta contro corrente.

Loddo, repentinamente, riesce a saltare fuori dal veicolo, e ad allontanarsi quel poco che basta per non essere trascinato in profondità insieme al “Lince”. La corrente lo spazza via, il gelo si impadronisce dei suoi muscoli ma non del suo cuore. Consapevole che i suoi amici sono rimasti intrappolati nel veicolo, infatti, Leonardo si spoglia e nuota per cinquanta metri controcorrente, fino ad aggrapparsi al suo mezzo. Sprezzante del pericolo, e nonostante riporti delle contusioni, interviene cercando di aprire il portellone di 200 chili.

A causa della particolare posizione di adagiamento del mezzo, dell’eccessiva mole delle portiere e dello svantaggio di posizione in cui si trovava a operare, tutti gli sforzi profusi per trarre in salvo gli sfortunati compagni purtroppo risultano vani: uno di essi, intrappolato all’interno con le gambe, gli muore tra le braccia, nonostante il tentativo del Caporal Maggiore di estrarlo dal Lince. Gli altri due compagni, gli dicono dopo, muoiono sul colpo, nel ribaltamento del pesante mezzo. Tutti e tre appartengono al 66° reggimento Fanteria aeromobile di Forlì: Francesco Currò, 33 anni, di Messina. Francesco Paolo Messineo, 29 anni, di Termini Imerese, Palermo; Luca Valente, 28 anni, di Gagliano del Capo, Lecce.

Leonardo resta molto tempo sopra il blindato, pieno di contusioni e con un principio di crisi ipotermica che lo stremano, aspettando i soccorsi, resi molto difficili dalle condizioni del tempo. Dopo i vani tentativi di altri militari italiani, che si trovano su un analogo mezzo lì vicino, intervengono dei soldati americani con un potente mezzo di soccorso, ma neanche il braccio meccanico riesce a portare Leonardo a riva. Solo trenta minuti dopo, il Caporal Maggiore viene riportato sulla terraferma, dopo essere stato agganciato e trascinato lentamente via dal “Lince”. Il mitragliere cagliaritano si sveglia in un ospedale spagnolo, e due giorni dopo è a Roma.

Un anno e mezzo dopo il tragico incidente, Loddo è a casa, a Cagliari, dove vive con la sorella, e dove tutti i familiari e compaesani hanno imparato ad amare questo eroe dal profilo basso. Leonardo ha un ricordo forte dei compagni, non passa un giorno e notte senza rivivere la loro morte, quei minuti terribili che l’hanno segnato per sempre. Condivide la sua esperienza con i familiari dei suoi amici, li visita per non abbandonarli al loro dolore e, recentemente, ha ricevuto un Encomio solenne dal Comando Operativo di Vertice Interforze.

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