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28 FEBBRAIO 2018
UmbriaOn - Miki Fezzuoglio, figlio di Donato morto nel 2006 a Umbertide durante una rapina, si rivolge all’insegnante che ha insultato le forze dell'ordine

Figlio del carabiniere ucciso scrive alla ‘prof’

Quando va a casa abbracci suo padre». Non è un qualsiasi ragazzino a scrivere questa lettera a Lavinia Flavia Cassaro, la maestra che nei giorni scorsi, a Torino, ha insultato le forze dell’ordine durante il corteo degli ‘antagonisti’.

Donato Fezzuoglio

Il caso Fezzuoglio A prendere carta e penna, a dodici anni, è stato Miki Fezzuoglio, il figlio del carabiniere originario di Potenza che, nel 2006, rimase ucciso a Umbertide mentre stava sventando una rapina. La missiva è indirizzata alla maestra che ha urlato contro le forze di polizia: «Vergogna, dovete morire».

Con la delicatezza con cui solo un bambino può raccontare certi sentimenti, il piccolo scrive «Tu che gli urli ‘dovete morire’ vedi, ogni volta che si allaccia gli anfibi e si chiude il cinturone, ho davvero paura che qualcuno lo faccia morire. Forse tu non sai cosa vuol dire».

La vicenda L’episodio, accaduto ormai quasi una settimana fa, ha avuto luogo durante una manifestazione antifascista contro CasaPound, a Torino. I manifestanti erano arrivati a ridosso del cordone con cui le forze dell’ordine avevano sbarrato corso Vittorio Emanuele per tentare di raggiungere l’albergo dove era in programma il comizio del leader di Cpi, Simone Di Stefano. Durante i tafferugli con la polizia, con tanto di idranti e alcune cariche, l’insegnante Lavinia Flavia Cassaro si era scagliata duramente contro gli agenti.

Il ministro Un comportamento, quello della docente, giudicato inammissibile anche dal ministro dell’istruzione Valeria Fedeli che ha commentato: «È inaccettabile ascoltare dalla voce di una docente parole di odio e di violenza contro le forze dell’ordine. Il rispetto per chi serve lo Stato, per chi, come quella sera a Torino, stava compiendo il proprio dovere per garantire la sicurezza dei cittadini, è sempre dovuto. Sempre e da chiunque. E a maggior ragione da una insegnante, il cui ruolo è non solo quello di trasmettere nuovi saperi e nuove competenze, ma anche quello di educare le nuove generazioni ai valori della legalità, del rispetto reciproco, della convivenza democratica».

La lettera Intanto, però, a commuovere tutti è il piccolo Miki, con una lettera che è stata diffusa dal presidente della Federazione provinciale di Potenza del Nastro Azzurro.

Buonasera Prof,
mi chiamo Michele, non le nascondo che sono un po’ arrabbiato con lei. Oggi le faccio conoscere qualcosa di me e del posto dove vivo. Mi stringa forte la mano, ci troviamo ad Umbertide esattamente in Via Andreani, si guardi intorno, osservi com’è tranquilla la cittadina. Dodici anni fa alla sua destra c’era una banca, scattò l’allarme per rapina, arrivò la pattuglia del 112 e i due carabinieri corsero in aiuto a cittadini in pericolo.
Alcuni rapinatori rimasti fuori spararono alle spalle di papà e morì. Mi stringa la mano e si guardi intorno, li c’è una targa con delle corone, lì invece una fioriera voluta da tanta gente di cuore con disegnato il tricolore.
Venga andiamo in via xxxxxxx, in questa casa ci abito con la mamma, la osservi, sopra quel mobile c’è un berretto, lo stesso che era sopra la bara avvolta nel tricolore il giorno del funerale di mio padre. Guardi quante foto, attestati ed encomi sono tutti di mio padre, li ha ricevuti sia in vita che dopo. Senta anche che silenzio, se ci fosse stato papà sarebbe stata una casa rumorosa, avrei avuto un fratello o una sorella o entrambi. Venga Prof le faccio vedere dove dormiva mio padre, il suo armadio, le sue cose.
Guardi queste scatole, sono piene di lettere, scritte da tanti italiani per dimostrare affetto a mio padre, all’Arma dei Carabinieri, alla mia famiglia ma soprattutto a me che allora avevo solo 6 mesi. Ora la porto nella mia seconda casa. Ci dobbiamo spostare di qualche chilometro, nella zona dove abitano i miei nonni materni. Mio padre diceva che in quei posti c’era pace.
Intanto lei osservi quanto è bella la mia Umbria. Siamo arrivati, si è resa conto che siamo in un cimitero? Eccola la mia seconda casa. Ora le racconto alcuni episodi, avevo quattro
 anni e mezzo quando ho imparato a leggere i nomi scritti in stampatello sulle lapidi dei defunti. Qui sono arrivato in bici per mostrarla a mio padre, ancora, le dirò di quando sono entrato con due papere, con il cane, ho portato disegni e oltre i fiori porto regali.
Prof ora le chiedo di poggiare la sua mano su questa tomba, pensi il freddo delle mie labbra quando bacio papà. Quante cose avrei da raccontarle Prof, faccio tanti chilometri in giro per l’Italia per parlare di lui, faccio tanto fatica a scuola quando in alcuni periodi sento di più la sua assenza, fortuna i suoi colleghi insegnanti capiscono quell’alunno che a volte si distrae per non piangere o che ride per soffocare un brutto pensiero. Basta Prof, la lascio tornare a casa, nel tragitto rifletta della lezione noiosa.
Quando è arrivata guardi negli occhi suo padre e lo abbracci… Intanto io scrivo al Ministro, non per farla punire, ma per darle dei consigli. Vorrei mai più manifestazioni che incitano violenza, chi parla dovrebbe evitare parole che uccidono quanto quel proiettile di kalashnikov sparato alle spalle di quel carabiniere che per me voleva un mondo a colori… Arrivederci Prof… buon rientro.

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