Chi dona la vita per gli altri resta per sempre
I nostri caduti

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Carabiniere Scelto VALERIO BERTAZZON

Valerio era un figlio di quella terra, il Veneto, che tante giovani vite ha donato alla Patria durante la “Grande Guerra“.
La sua nascita, l’1 dicembre 1964 proprio a Nervesa della Battaglia (TV), era stata come un vaticinio al suo incedere nella vita professionale.
Era cresciuto respirando l’aria di luoghi di guerra sacri agli italiani, quali il fronte del Piave, con le sue trincee e il Montello, con il suo sacrario che raccoglie, nell’ossario, i resti di 9235 uomini immolatisi, come lui, per la Patria. Una terra che lo ha forgiato rendendolo un vero guerriero, mai domo. Un puro sotto tutti i profili.
Un figlio di quell’Italia sana, concreta e laboriosa, quasi onirica al giorno d’oggi.
Genuino, generoso, oltremodo altruista - sempre e comunque - ma soprattutto battagliero e schietto. Il suo carattere era stato plasmato dalla sua famiglia cui era legatissimo e che gli aveva trasmesso quei valori positivi che tutti, unanimemente, gli avevano riconosciuto.
Aveva considerazione per tutti coloro che lo circondavano, mostrandosi sempre disponibile, ma la sua devozione era la famiglia e il lavoro che rappresentavano “la sua religione“.
Valerio era un ragazzo di straordinarie capacità empatiche, pregno di tante elette virtù, pregi e ben pochi e umani difetti.
Si era arruolato il primo gennaio 1983 a Roma. Promosso Carabiniere, aveva conseguito la specializzazione quale Tiratore Scelto e quindi destinato ad un Nucleo Operativo di Gruppo.
Inviato a Bologna, presso il Nucleo Operativo del Gruppo Carabinieri, si evidenziò sin da subito per le sue doti di lavoratore infaticabile. Tutti ne ammiravano la smodata disponibilità e professionalità, in qualsiasi settore investigativo si applicasse. Diventò, con il tempo, l’esempio e la guida per i giovani appartenenti alle diverse forze di Polizia che operavano alle dipendenze funzionali dell’A.G. bolognese.
Tutti passavano da lui per acquisire i rudimenti e i segreti, specialmente nel settore delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Valerio Bertazzon era un luminare del settore, specialmente nelle nuove tecnologie che negli anni ‘90 iniziavano a supportare l’attività investigativa degli operatori di Polizia.
Sempre avanti e mai secondo a nessuno, anche durante rischiosi interventi operativi o quando c’era da concretizzare, con l’esecuzione di misure restrittive, i lunghi periodi di attività investigativa.
Valerio era un Cuor di Leone, una sicura garanzia per chi affiancava. Egli godeva dell’ammirazione e del rispetto incondizionato anche al di fuori degli ambienti di Polizia, specialmente fra i Magistrati e i Giudici che avevano sempre apprezzato e lodato il suo operato.
Determinate è stato il suo apporto in tutte le attività investigative del Nucleo in quegli anni, a partire dai sequestri di persona, sin dal 1987. Innumerevoli le operazioni che lo hanno visto partecipe e protagonista.
Sempre disponibile, ma di una disponibilità inimmaginabile, anche sotto il profilo personale.
Si ricordava di un servizio delicato ma snervante; un appostamento che durava da tempo e che si estrinsecava specialmente nell’arco notturno. Tutti, prima o poi, venivano colti da una leggera sonnolenza e magari qualcuno si era lasciato anche andare oltre, ben conscio che quando riapriva gli occhi trovava Valerio, sempre alla guida del mezzo, vigile e con gli occhi sbarrati. Lo definivamo un “mulo da lavoro”. Il paragone, però, non gli rende il giusto merito.
Si ricorda come il 25 dicembre 1990, all’esito di un’importantissima e prima nel suo genere operazione di infiltrazione che portava, a seguito di un conflitto a fuoco con appartenenti alle ‘ndrine calabresi trapiantate nell’hinterland milanese, al sequestro, in Trezzano sul Naviglio (MI), di trenta chili di eroina, oltre tre chili di cocaina, e all’uccisione di un esponente di spicco della criminalità organizzata locale, Valerio, impegnato nell’ascolto di innumerevoli intercettazioni telefoniche, partì nottetempo da Bologna, da solo e con l’autovettura personale. Il Carabiniere Scelto Bertazzon voleva partecipare direttamente all’Operazione conclusiva e supportare, con la sua lucidità mentale, i due colleghi che avevano direttamente operato, quali infiltrati nell’organizzazione criminale, e che erano impegnati nella redazione dei complessi e articolati atti di P.G., riferibili a oltre due giorni di lavoro senza sosta, stante la delicatezza dell’indagine. Tutti gli altri colleghi si erano abbandonati, esausti, fra le braccia di Morfeo ma Valerio no.
Sembrava bionico, tanto era lucido e instancabile.
Non si sottraeva mai a niente. Non si risparmiava mai. Con un manipolo di siffatti ragazzi, si sarebbero potuti sfidare anche i Demoni dell’Inferno più nero e profondo. Purtroppo Valerio era unico nel suo genere, nessuno più di quello stampo e di quella forgia.
Durante i funesti delitti della cosiddetta “Uno Bianca” Bertazzon era impegnato nel delicatissimo e spossante ascolto di intercettazioni ambientali di un gruppo criminale su cui venivano svolte serrate indagini. Era il lontano 1992 e le prime microspie ambientali utilizzate non erano il massimo in fatto di limpidezza delle conversazioni captate. Così come i sistemi di registrazione non permettevano un riascolto simultaneo delle conversazioni, se non in tempo reale. Il regno di Valerio era la notte. Durante il giorno seguiva le apparecchiature che registravano 24 ore su 24. Ma la notte, sempre lui da solo, con poche ore di sonno e in una piccola e fatiscente stanza vicino all’autolavaggio, occasionalmente adibita allo scopo, sino alle 3 – 4 di mattina a riascoltare le “ pizze “, i nastri registrati. Unici suoi compagni, nel silenzio assoluto della stanza, il caffè e le “Marlboro”, che consumava nervosamente. Un lavoro infame e delicatissimo, che ti logora il fisico e la psiche. Solo Valerio poteva portare a termine tale compito per capacità, abilità e incondizionato impegno.
Benché fisicamente debilitato Valerio, quella maledetta domenica 17 maggio 1992, era felicissimo di essersi offerto volontario per quel servizio di appostamento in località balneare, predisposto contro esponenti di spicco della malavita calabrese e autoctona. Lo aveva partecipato ai colleghi. Finalmente un giorno di stacco da quella gravosa e inesauribile attività di ascolto.
Doveva andare a riposo, quel giorno. Ma lo aveva anticipato al sabato, appositamente per l’occasione: era stato a casa, in famiglia. Aveva giocato con le due sorelle minori, Katia e Sonia che quella sera non lo volevano lasciare andar via. Lui stesso lo aveva loro affettuosamente “contestato”. Un saluto, un abbraccio ai genitori e alle sorelle e via, nuovamente sulla strada per Bologna.
L’indomani, a Lido Adriano (RA), l’appuntamento con il suo destino fatale.
Dopo una giornata passata al sole su alcuni scogli, in servizio di appostamento e di osservazione predisposto nei confronti degli infami criminali, nel primo pomeriggio, spostandosi a nuoto per raggiungere una posizione più favorevole all’osservazione, scompariva in acqua.
Il mare ha chiesto e l’Arma ha pagato un prezzo pesantissimo alla Giustizia, con la perdita di uno dei suoi figli migliori. Anzi, il migliore dei suoi figli.
A lui veniva dedicata l’Operazione di servizio del settembre 1993 che portava all’arresto, in ambito nazionale, di 191 persone responsabili, fra gli altri, di reati consociativi di stampo mafioso. Fra di essi il gotha della malavita organizzata calabrese, appartenente alle famiglie Mammoliti, Romeo e Pesce. L’ultimo servizio svolto da Valerio, infatti, era uno dei tanti profusi durante le fasi di detta attività investigativa, protrattasi per quasi tre anni.
Valerio è stato altresì insignito di due Encomi Solenni del Comando Divisione Carabinieri “Podgora“ per il determinante contributo fornito in analoghe e brillanti operazioni contro la criminalità organizzata, fra cui quella di Trezzano sul Naviglio (MI), con oltre 35 arresti, e l’operazione denominata “Coca Connection“, con oltre 121 arresti.

Il Primo Encomio, concessogli in data 3 settembre 1990, è così motivato:
Addetto a Nucleo Operativo di Gruppo, evidenziando elevate capacità professionali, partecipava – fornendo determinante apporto - a complesse indagini che si concludevano con la cattura di 108 persone, variamente responsabili di Associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, il sequestro di Ingente quantitativo di droga e rilevanti somme di denaro.
Bologna ed altre province, febbraio 1989 – gennaio 1990.

Il Secondo Encomio, concessogli in data 30 luglio 1993, dopo la sua scomparsa, è così motivato:
Evidenziando elevate capacità professionali, svolgeva complesse ed articolate indagini su agguerrita Organizzazione Criminale dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti e partecipava all’intervento risolutivo che si concludeva con l’uccisione di pericoloso malvivente, nel corso di conflitto a fuoco, l’arresto di 20 correi nonché il sequestro di 30 chili di eroina, oltre 3 chili di cocaina, una pistola e relativo munizionamento.
Province di Bologna e Milano, settembre – dicembre 1990.

Sempre intitolata a Valerio, non a caso e doverosamente, la Sala Intercettazioni presso il Nucleo Investigativo del Reparto Operativo Carabinieri di Bologna. Sulla targa marmorea è apposta una motivazione che racchiude l’essenza delle caratteristiche peculiari di Valerio. Vi si legge: “A VALERIO BERTAZZON – IN RICORDO DI UN AMICO CHE HA LASCIATO UN VUOTO MAGGIORE DEL POSTO CHE OCCUPAVA – I COLLEGHI DEL NUCLEO“.

La sua effige in divisa, affiancata dalla sacra immagine della Virgo Fidelis, protettrice dell’Arma dei Carabinieri, e i due Encomi Solenni concessigli, completano l’angolo commemorativo posto nell’ingresso principale, ad imperitura memoria del sacrificio, a soli 27 anni, di questo immenso ragazzo.
Per il suo sacrificio ha ottenuto lo Status di “Vittima del Dovere”. Il suo nome è registrato al n. 943/69 – 5^ Grad. del settembre 2008 della Graduatoria Unica Nazionale stilata dal Ministero dell’Interno, in data 31 marzo 2012.
Il suo spirito e il suo esempio hanno protetto e guidato chi come lui, Carabiniere, credeva nei valori positivi di Dio, della Patria, della Giustizia e della famiglia, sorreggendolo nei momenti di difficoltà e di sconforto.
Un esempio fulgido di coraggio, onore, lealtà e totale e incondizionata abnegazione al lavoro svolto, anzi a quella “missione” che sentiva fortemente propria. Valori di cui oggi si sente il bisogno, poiché smarriti o considerati retaggio dei tempi passati. Valerio li rappresentava fortemente tutti. Lui, per questo, non ci ha mai abbandonato. La sua luce è tuttora splendente. E per questo vive e vivrà per sempre con noi e nei nostri cuori.

Bologna, 26 aprile 2013.

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