Chi dona la vita per gli altri resta per sempre
I nostri caduti

Le note biografiche vengono pubblicate con grande partecipazione e orgoglio, ma solo su espressa richiesta e con l'autorizzazione al trattamento dei dati personali sottoscritta dall'invalido oppure dai congiunti dei caduti, Vittime del Dovere, del terrorismo e della criminalità organizzata.
Ogni richiesta dovrà essere indirizzata alla seguente mail segreteria@vittimedeldovere.it

Maresciallo di Pubblica Sicirezza ROSARIO BERARDI

Nato a Bari il 17 novembre 1926 e deceduto a Torino il 10 marzo 1978

Medaglia d'Oro al Merito Civile

Il Maresciallo Rosario Berardi nasce a Bari il 17 novembre del 1926 e cresce a Ruvo di Puglia. Nel 1948, dopo aver frequentato il corso Allievi Agenti della Polizia di Stato a Caserta, viene trasferito a Roma, poi a Bari e successivamente a Torino. Nel 1970 svolge il servizio di polizia giudiziaria presso l'ufficio politico della Questura di Torino. Dal 1974 al 1976 è Comandante della squadra di polizia giudiziaria del Nucleo speciale antiterrorismo. II 31 luglio 1976 viene nominato Comandante dei Nuclei dei Servizi di sicurezza. Infine, viene trasferito a comandare il posto fisso di Polizia a Porta Palazzo.

È autore di numerosi arresti e indagini nell'ambiente eversivo di estrema sinistra, conducendo all'arresto di Giuliano Naria e alla scoperta del covo torinese delle Brigate Rosse di via Pianezza. Negli stessi anni è testimone al processo della brigatista Sofia Zambon. 

Il 10 marzo 1978 il Maresciallo Berardi esce da casa alle 7.45 e si dirige in Largo Belgio, alla fermata del tram n. 7. Qui gli assassini, tre uomini e una donna, lo aspettano a bordo di una Fiat 128 blu. Rosario Berardi è in borghese, in mezzo ad altra gente che come lui si sta recando al lavoro. Il nucleo di fuoco brigatista, costituito da Patrizio Peci, nome di battaglia "Mauro" che rimane di copertura sulla strada, armato di mitra, Nadia Ponti "Marta", appostata per controllare l'uscita di Berardi dalla propria abitazione al fine di segnalarne l'arrivo, Cristoforo Piancone "Sergio" e Vincenzo Acella "Filippo", entrambi incaricati di sparare con le loro pistole, una Nagant 7,62 e una Beretta Serie 70. 

Il Maresciallo viene colpito da tre proiettili alla schiena e, dopo essere caduto a terra, cerca di coprirsi il volto con un ultimo gesto istintivo e disperato. Gli assassini sparano ancora, mirando alla testa. Quattro proiettili lo raggiungono al capo e alle braccia: una spietata esecuzione. Un uomo, imbracciando il mitra, raggiunge i compagni e punta la canna contro la gente terrorizzata; prima di andarsene afferra il borsello del sottufficiale all’interno della quale si trova la Beretta calibro 9, i documenti, un’agenda e un foglio ciclostilato con i nomi e i numeri di telefono dei componenti l’ufficio politico della Questura di Torino. I brigatisti fuggono con la “128” blu. L’uccisione avviene poco prima che inizi in città  l’udienza del primo processo contro le Brigate Rosse. 

Alle 8.30 dello stesso giorno i brigatisti rivendicano l'omicidio con una telefonata all'Ansa, annunciando: "Qui le Brigate Rosse: abbiamo colpito Rosario Berardi. Seguirà un comunicato".

Rosario Berardi lascia la moglie Filomena e cinque figli: Rosa di 29 anni, Giovanni di 27, Bruno di 25 anni, Salvatore di 24 e Agata di 21 anni.

Onorificenze

Medaglia d'oro al valor civile

Data del conferimento: 16/02/1979
Con la seguente motivazione: 
"Sottufficiale di Pubblica Sicurezza animato da alto senso del dovere, si distingueva in attive, laboriose e delicate indagini che consentivano di assicurare alla giustizia elementi appartenenti ad organizzazioni eversive. Proditoriamente fatto segno a numerosi colpi d'arma da fuoco in un vile attentato, tesogli da terroristi, tentava di reagire con la propria pistola, ma veniva ancora una volta, mortalmente colpito. Mirabile esempio di coraggio e di grande valore spinti fino all'estremo sacrificio. Torino, 10 marzo 1978." 

rosario berardi vittime del dovere 02.jpg
Tutti i dati contenuti all'interno di questo sito sono di libera consultazione e citazione, è comunque obbligatoria la menzione della fonte in caso di utilizzo. Qualora si pubblichi il contenuto di questo sito, a qualsiasi titolo, senza averne correttamente citata la fonte i proprietari si riserveranno di agire attraverso le autorità competenti.