Clemente Villani Conte

Deceduto: Novi Ligure 25 gennaio 1971
Clemente Villani Conti sin dai primi anni mostrò un forte senso del dovere e una profonda fedeltà ai valori dell’Arma dei Carabinieri. Entrato in servizio con determinazione, Villani Conti si distinse per coraggio, professionalità e spirito di sacrificio, qualità che lo resero un punto di riferimento per colleghi e cittadini.
Alle 6:44 del mattino del 25 gennaio 1971, dal binario 11 della stazione di Torino Porta Nuova parte il treno accelerato A.713. In coda al convoglio è agganciato il vagone cellulare KZ 4862, destinato al trasporto dei detenuti del carcere torinese “Le Nuove”.
A bordo ci sono undici detenuti, diretti verso altri istituti di pena o in tribunale. A vigilare su di loro, una scorta composta da otto Carabinieri del Nucleo Traduzioni di Torino: gli Appuntati Candido Leo, Giovanni Eramo e Angelo Falletta, e i Carabinieri Giuseppe Barbarino, Donato Spera, Clemente Villani Conti, Francesco Muntoni e Pierino Tiberi.
Il responsabile del servizio è l’Appuntato Candido Leo, 49 anni, originario di Anoia (Reggio Calabria). Militari e colleghi lo considerano uno dei migliori elementi del reparto: preciso, scrupoloso, attento a ogni dettaglio. Un uomo di esperienza, abituato a gestire situazioni delicate.
La prima fermata è Alessandria, dove il vagone cellulare viene agganciato all’accelerato A.2811 diretto a Genova Brignole. Qui un detenuto sale a bordo, mentre altri quattro vengono fatti scendere per essere trasferiti su mezzi diversi, in base alle loro destinazioni. I Carabinieri acquistano viveri, bevande e sigarette al ristorante della stazione. Poi, seguendo le disposizioni del capo scorta, prendono posizione:
Tiberi e Muntoni si siedono nella parte terminale del vagone, gli altri sei restano sulla piattaforma anteriore.
Durante il viaggio, ai detenuti vengono tolte le manette per permettere loro di consumare il pasto. Le porte interne del cellulare vengono aperte: all’interno l’aria è soffocante.
Poco dopo le 10 del mattino, tra le stazioni di Frugarolo e Novi Ligure, accade l’impensabile.
Due detenuti, Paolo Brollo, 28 anni, rapinatore originario del Trevigiano, e Luigi Calciago, 31 anni, di Carate Brianza, destinati rispettivamente alle carceri di Porto Azzurro e Volterra, escono dalla cella. Fingono di affacciarsi al finestrino, poi si avvicinano al Carabiniere Pierino Tiberi.
In un attimo, Brollo gli salta addosso, premendogli una pistola contro il collo — si scoprirà poi che l’arma era finta — e gli urla una minaccia brutale:
«Fermo o ti ammazzo come un cane».

























































































































