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I nostri caduti

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Guardia Particolare Giurata
Angelo Lombardozzi

San Severo (FG) 19 dicembre 1960
Mattinata (FG) 28 luglio 1992

Angelo Lombardozzi nasce a San Severo (FG) il 19 dicembre 1960, terzogenito di quattro figli, Angelo vive ad Apricena un paese della provincia di Foggia ubicato tra il Tavoliere delle Puglie e il Gargano.

Conosciuto come un ragazzo gioviale, buono ed estroverso, appassionato al calcio e alla caccia, studia e dopo aver assolto l’obbligo del servizio militare di leva inizia a coltivare la sua ambizione e il suo sogno di indossare la divisa.

Così nel 1980, inizia la sua prima esperienza lavorativa nella Vigilanza Rurale per alcuni anni e successivamente entra a far parte dell’Istituto di Vigilanza “NORD PUGLIE” addetto alla scorta di furgoni portavalori.

Nel 1986 incontra e si innamora di Teresa, una ragazza del suo paese e dopo un fidanzamento durato tre anni si sposano il 12 agosto 1989 e dal loro amore il 23 agosto 1990 nasce una bellissima bambina di nome Ida.

Dopo soli 3 anni di matrimonio, il 28 luglio 1992 lungo la strada di Mattinata (FG) opponendosi al tentativo di rapina al furgone portavalori, Angelo viene ucciso mortalmente da colpi di arma da fuoco proditoriamente esplosi da una banda di malviventi.

Questa è la crudele cronaca di quel giorno: una calda mattinata d’estate Angelo insieme ad altre due guardie giurate Antonio Totta e Rocco Petitti alle 7.35 iniziavano la loro giornata lavorativa nel portavalori diretto sul Gargano.

La prima sosta fu Cagnano Varano (FG) presso la Banca Popolare di Milano dove prelevarono tre sacchi di denaro, in seguito ripativano per dirigersi verso l’altra filiale della banca a Peschici (FG) e anche qui prelevarono due sacchi di denaro.

Nel frattempo arriva una telefonata dal centro operativo di Apricena dove comunicavano dei cambiamenti di percorso, tra cui la tappa ad un’ulteriore filiale, quella di Vieste dove anche qui prelevarono dei sacchi di denaro.

Angelo insospettito decide di richiamare l’Istituto chiedendo il supporto di un altro portavalori poiché il carico da trasportare era eccessivo rispetto alle altre volte, ma gli veniva negato e suggerito di continuare il tragitto.

Così insieme agli altri due colleghi decidono, di loro iniziativa, di chiamare il Comando dei Carabinieri di Vieste che gli scortarono fino all’uscita del paese poiché non era loro competenza andare oltre.

Di lì, proseguirono sulla S.S. 89 sulla litoranea di Mattinata, quando in una curva arriva un tir che andò ad urtare sulla fiancata sinistra il blindato.

Spaventati, riuscirono a percorrere solo qualche altro km e nello stesso momento venivano raggiunti da un’auto che inizia a tamponare il blindato e dalla quale quattro malviventi iniziarono ad esplodere fuoco con kalashnikov che foravano le gomme e il radiatore portando il motore in ebollizione e costringendo il portavalori a fermarsi e far scattare l’allarme e bloccare tutto il sistema di apertura.

Da quel momento venivano circondati da tutta la banda di 10 malviventi col volto coperto e con parrucche che iniziano a infierire contro il blindato con spranghe di ferro e colpi di armi da fuoco, incitando le guardie ad uscire e consegnare loro i sacchi di denaro, non considerando che il portavalori era andato in blocco e pertanto era impossibile aprire le porte.

Dopo circa mezz’ora d’inferno, dalle ore 10.40 alle ore 11.15 circa, dopo il fallito tentativo di rapina, i malviventi decidono di fuggire.

Purtroppo durante il conflitto, un colpo di kalashnikov ha raggiunto Angelo perforando sotto l’ascella l’aorta uccidendolo a soli 31 anni, mentre i due colleghi restano feriti.

Lascia la moglie Teresa e la figlia Ida di soli 23 mesi.

Il 4 Novembre 1993 viene conferito ai suoi familiari la medaglia d’oro al valor civile, la cui ricompensa viene pubblicata il 27 novembre dello stesso anno sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana per l’ottenuta Onorificenza.

Nel maggio del 2013, dopo 21 anni dalla tragica scomparsa con Decreto del Capo della Polizia, Angelo viene riconosciuto come “VITTIMA DEL DOVERE”, il cui attestato costituisce per la moglie e la figlia profondo orgoglio e commozione.

Potranno mai gli onori eguagliare l’esistenza di una vita così giovane?

Spedito esempio di non comune ardimento e altissimo senso del dovere, Angelo riposa nella sua cappella nel cimitero del suo paese mentre a noi spetta custodire la memoria di tale onore.

La moglie Teresa e la figlia Ida

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