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12 GIUGNO 2017
Corriere Nazionale - Skype in carcere, è rivolta: “Così si fa solo un favore ai boss”

L’Associazione Vittime del Dovere, alla vigilia del voto alla Camera sul discusso Ddl, attacca

ROMA – Il Governo domani dovrebbe chiedere alla Camera la fiducia e ottenere la delega per le modifiche al sistema penale, nonostante tutte le perplessità manifestate da operatori del settore, in particolare magistrati, avvocati e sindacati della Polizia Penitenziaria.

Il Ddl che riguarda le “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario” permetterà anche ai detenuto appartenenti ad organizzazioni mafiose le comunicazioni via Skype con le rispettive famiglie.

Le modifiche all’ordinamento penitenziario consentiranno infatti ai carcerati, lontani dalle proprie famiglie, di comunicare attraverso strumenti audiovisivi (tipo Skype).

Solo che “tra questi soggetti ci sono coloro che lo Stato ha ritenuto di dover allontanare dal proprio territorio allo scopo di impedire contatti e relazioni con gli affiliati” afferma l’Associazione Vittime del Dovere.

“Il provvedimento è ben celato sotto il pretesto di favorire le relazioni tra reclusi e familiari, soprattutto per quanti sono lontani dagli affetti (proposta scaturita dal Tavolo 6 degli Stati Generali dell’esecuzione penale)” aggiunge l’associazione.

Il passaggio interessato è il seguente, previsto dall’art. 1 comma 85 (già art. 31) del testo: “Fermo restando quanto previsto dall’articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, nell’esercizio della delega di cui al comma 82, i decreti legislativi recanti modifiche all’ordinamento penitenziario, per i profili di seguito indicati, sono adottati nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: (…) i) disciplina dell’utilizzo dei collegamenti audiovisivi sia a fini processuali, con modalità che garantiscano il rispetto del diritto di difesa, sia per favorire le relazioni familiari”.

L’Associazione Vittime del Dovere, che da mesi è in prima linea contro il provvedimento, punta il dito contro gli emendamenti bocciati in Commissione Giustizia e non si fida delle dichiarazioni del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando e della Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Ferranti.

“Sono sempre le stesse: ovvero che la proposta non riguarderà coloro che sono sottoposti al 41-bis. Questa risposta non è assolutamente soddisfacente e non rassicura a nostro avviso perché per come è formulato il comma, dal punto di vista giuridico, esso non esclude inequivocabilmente che tali forme di contatto possano essere adottate, seppur rispettando il numero, la durata e le modalità previste dall’art. 41-bis” spiega l’associazione.

“Infatti tale regime non impedisce del tutto i contatti con i familiari, ma gli stessi sono posti sotto rigida vigilanza, come non potrebbe esserlo invece con Skype. Citando solo il 41-bis, si autorizza di fatto l’accesso, a tali forme di comunicazione, agli altri regimi di detenzione, dove in realtà si trova ristretta la maggior parte dei boss. Ricordiamo infatti ultimo scandalo in cui l’ex direttore del carcere di Padova è sospettato di aver declassato dal regime di Alta sicurezza a detenuti comuni alcuni pericolosi criminali” prosegue l’associazione.

“La nostra Onlus è infatti riuscita a ricostruire un lungo elenco di esponenti di spicco della criminalità organizzata sottoposti al regime di Alta Sicurezza. I sistemi audiovisivi, come denunciato dai sindacati di Polizia, non sono facilmente e immediatamente controllabili. È noto infatti che, mentre le conversazioni telefoniche possono essere ascoltate e controllate, non possono esserlo quelle che usano il protocollo VoIP (cioè non formalizzato in alcuno standard internazionale) per trasmettere le chiamate” aggiunge la Onlus.

Questo perché le onde sonore della voce (e anche le immagini della webcam) vengono convertite in dati trasmessi, a loro volta, in forma di file digitali, cifrati tramite algoritmi non divulgati.

“Il voto in aula è previsto per domani, martedì 13 Giugno e riponiamo le nostre speranze in un dietrofront proprio in tale sede” spiega l’Associazione Vittime del Dovere che già nelle scorse settimane aveva sensibilizzato le forze politiche sui pericoli di un tale provvedimento.

“Le persone ristrette in carceri lontane dai propri affetti familiari, guarda caso, sono solo quelle che stanno scontando una condanna per fatti gravissimi legati alle criminalità organizzate: cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona unita. La stragrande maggioranza degli altri detenuti, per il principio della territorialità della pena (art. 42 Ordinamento Penitenziario), è collocata in carceri geograficamente non distanti dai propri nuclei familiari. Inoltre, permettere ai boss di comunicare a mezzo Skype consentirà di diffondere in tutto il territorio, su cui grava la loro ingerenza criminale, quei messaggi (soprattutto non verbali) con un sistema informatico facilmente duplicabile. Proprio ciò che si voleva evitare con i circuiti di “Alta sicurezza” e il regime “41- bis” nelle carceri, previsti dall’ordinamento penitenziario e dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP)” è la posizione della Onlus.

“I soggetti legati alla criminalità organizzata oggi reclusi, non sono solo quelli sottoposti al regime del 41- bis, ma anche e soprattutto quelli nel circuito detentivo di “Alta Sicurezza” (in particolare A.S.1) che appartengono a pericolose cosche criminali, nelle quali hanno ricoperto ruoli di spicco e che si sono macchiati di crimini efferati. Si consideri infatti che i detenuti “derubricati“ dal 41-bis, vengono posti comunque nel circuito “Alta Sicurezza” e rappresentano oggi la stragrande maggioranza” si legge ancora nella nota dell’associazione.

“Non vogliamo che alcuna legge dello Stato italiano, per cui i nostri familiari hanno dato la vita, perché trucidati dalla criminalità, preveda spiragli per la malavita, poiché ogni concessione elargita dallo Stato, in ambienti criminali, dentro e fuori gli istituti di pena, viene intesa e vissuta come sconfitta delle Istituzioni e affermazione del dominio della criminalità. Ci rivolgiamo all’Esecutivo e soprattutto ai Parlamentari che domani saranno chiamati a votare questo provvedimento, affinché non si facciano distrarre ed imbonire dalla natura di legge delega al Governo, poiché il provvedimento contiene vere e proprie direttive che autorizzano inaccettabili aperture alla criminalità, vanificando il necessario principio di isolamento caratterizzante il 41-bis e il regime di Alta Sicurezza per cui tanti uomini e donne della Stato si sono sacrificati” afferma ancora la Onlus.

“Non si confonda la vendetta, con cui noi vittime veniamo tacciate e così ulteriormente umiliate, con il perdonismo strumentale che in questo caso rischierebbe involontariamente di rappresentare un messaggio di dialogo alla mafiosità” conclude l’Associazione Vittime del Dovere.

Tratto da CorriereNazionale

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