Chi dona la vita per gli altri resta per sempre
Equiparazione Vittime

Da anni l'Associazione Vittime del Dovere si batte perché la distinzione ingiusta e incoerente tra vittime in ragione del carnefice sia definitivamente abbandonata.
In uno Stato di diritto è imprescindibile che i rappresentanti delle Istituzioni, che sacrificano le loro vite e la loro integrità per il bene della collettività, vengano adeguatamente tutelati.
Con la presentazione del disegno di legge si aggiunge un ulteriore tassello al lungo percorso intrapreso dall'Associazione.
Negli anni si sono succeduti interventi limitati e parziali di equiparazione che hanno causato differenze tra Vittime, creando gruppi e sottogruppi, e difficoltà applicative che, di fatto, rendono difficile l'effettiva fruizione dei benefici riconosciuti.
La proposta di legge “Estensione alle vittime del dovere e della criminalità organizzata dei benefici riconosciuti alle vittime del terrorismo” prevede la quasi completa equiparazione, dopo circa dieci anni dall'ultimo provvedimento a favore delle vittime e dalla promessa di "progressiva" equiparazione sancita nella Legge 266 del 2005.
Il processo di riconoscimento di forme di tutela a favore delle Vittime ha conosciuto uno sviluppo tale da determinare sperequazioni.
La categoria originaria delle "vittime del dovere" (Regio Decreto Legge 261/1921) è stata prima affiancata (Legge 466/1980) dalla categoria delle "vittime del terrorismo" e delle "vittime della criminalità organizzata" per poi essere sorpassata in termini di tutela (Legge 206/20014) fino a giungere al processo inverso, di progressiva estensione dei particolari benefici riconosciuti alle altre categorie.

22 DICEMBRE 2017
COMUNICATO STAMPA - LEGGE DI BILANCIO 2018: Il Governo umilia le famiglie delle Vittime del Dovere non concedendo i risarcimenti sanciti da granitica giurisprudenza

Il Governo umilia le famiglie delle Vittime del Dovere non concedendo i risarcimenti sanciti da granitica giurisprudenza e contemporaneamente attraverso atti regolamentari del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria dispensa a piene mani sconti di pena e misure alternative alla detenzione a criminali e agli assassini di coloro hanno dato la vita per lo Stato

Incredulità ed indignazione per l’incomprensibile scelta del Governo, guidato dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, di ignorare nella Legge di Bilancio 2018 i diritti e i risarcimenti già ampiamente riconosciuti alle Vittime del Dovere da una granitica giurisprudenza.

Nessun emendamento, sollecitato dalla nostra Associazione, è stato recepito dalla Legge di Bilancio 2018. In particolare il provvedimento normativo relativo all’assegno di 500 euro, di natura risarcitoria, già previsto per le Vittime del Terrorismo, avrebbe fatto risparmiare denaro pubblico ed evitato inutili e macchinosi procedimenti giudiziari che da una parte umiliano le famiglie di chi ha dato la vita per lo Stato e dall’altra congestionano i tribunali. Ricordiamo che sono più di 250 i procedimenti vinti in questi anni, in vari gradi di giudizio, fino ad arrivare alle decisioni del Consiglio di Stato e da ultimo alla sentenza favorevole della Cassazione a Sezioni Unite.

Lo stesso Commissario Straordinario incaricato della questione di equiparazione delle Vittime del Dovere alle Vittime del terrorismo aveva auspicato un intervento normativo.

Dal 2014 esiste addirittura una proposta di legge il cui iter è fermo presso la Commissione Bilancio del Senato. A nulla sono valsi in questi anni gli innumerevoli emendamenti proposti da parlamentari di tutte le varie aree politiche in ogni Finanziaria a partire dal 2007 e le varie interrogazioni parlamentari e i tanti ordini del giorno.

Il Governo nega, disconosce e addirittura ignora le evidenze della Giustizia e mette in condizione le nostre famiglie di questuare legittimi diritti presso i tribunali, obbligandole in giudizio contro quello stesso Stato, per cui i nostri cari hanno dato la vita, per far valere le proprie ragioni.

Per quanto attiene alle coperture finanziarie, era stata da noi indicata quale possibile soluzione per affrontare questa manovra finanziaria relativa alle richieste delle Vittime del dovere, l’utilizzo di una minima parte delle consistenti somme che affluiscono al Fondo Unico Giustizia, con una liquidità pari a un miliardo e mezzo di euro, proveniente dalla confisca dei beni alla criminalità organizzata.

L'accoglimento di tale proposta avrebbe avuto anche un valore altamente simbolico, poiché il Fondo unico di giustizia è alimentato da beni patrimoniali sequestrati e/o confiscati alla criminalità organizzata, quella stessa che hanno contribuito a contrastare e che per questo sono stati colpiti.

La questione diventa ancora più grottesca se si evidenzia che contestualmente il Governo concede a piene mani a criminali e agli stessi assassini dei nostri familiari sconti di pena, permessi premio ed inefficaci misure alternative alla detenzione, che vanificano il concetto di certezza della pena e minano la sicurezza nazionale e la tutela del bene comune.

Proprio oggi il Ministro Andrea Orlando presenterà i decreti sull’ordinamento penitenziario presso il Consiglio dei Ministri, pretesi a gran voce dai Radicali e dai detenuti.

Per non parlare della recente circolare 3676/6126 del Dap del 2/10/2017 che attenua illegittimamente la detenzione dei boss sottoposti al regime carcerario del 41bis, risultando così antitetica a quelle stesse ragioni che ne hanno legittimato l'introduzione. Argomenti purtroppo questi completamente ignorati dalla maggior parte degli Italiani onesti, che, presi dal vortice degli impegni lavorativi quotidiani, perdono  la dinamica di quelle manovre politiche, che giovano soltanto a chi vive di malaffare e che si risolvono in un danno per la collettività. 

Né il buonsenso, né la prospettiva di ottimizzazione delle risorse pubbliche, né il rispetto per la memoria dei servitori dello Stato hanno fatto retrocedere il Governo da operazioni che colpiscono il cuore delle vittime del dovere. Infliggendo loro un ulteriore vulnus, gratuito e tanto più doloroso perchè proveniente dallo Stato. Di uno Stato che se si mostra attento a tutelare gli interessi dei detenuti, mortifica invece coloro che hanno compiuto grandi sacrifici per lo Stato, fino a dare la propria vita.

Siamo sconvolti, umiliati e sorpresi dopo questa ennesimo diniego di giustizia.  Le rassicurazioni dei vertici del Governo e in particolare del Viceministro Enrico Morando, dispensate dopo mesi di molteplici incontri, colloqui ed infinita corrispondenza cartacea e telematica per risolvere una annosa e vergognosa questione, erano evidentemente parole prive di sincero interesse e concreto impegno.

Neanche il passaggio in cui uno degli emendamenti prevedeva l’onorificenza della medaglia per il sacrificio delle Vittime del Dovere è stato preso in considerazione. Oltre il danno la beffa!

L'unico modo per rendere un servizio alle famiglie, agli appartenenti alle Forze dell'ordine e all’opinione pubblica è dire esattamente quali siano gli interessi improrogabili dell'attuale Governo, che evidentemente non coincidono assolutamente con quelli di quanti si sono sacrificati o si sacrificano ogni giorno per tutelare la sicurezza dei cittadini e assicurare libertà, democrazia e giustizia alla Nazione.

Questo è il regalo di Natale per le nostre famiglie, che soprattutto nei giorni di festa piangono quella sedia rimasta vuota.

 

Emanuela Piantadosi

Presidente Associazione Vittime del Dovere, orfana del Maresciallo Capo dei Carabinieri Stefano Piantadosi, Medaglia d’Oro al merito civile, ucciso il 15 giugno 1980 da un ergastolano in permesso premio

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