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12 FEBBRAIO 2015
Comunicato stampa - Uccise un Carabiniere, arrestato in Brianza il pluripregiudicato Giovanni Misso. Associazione Vittime del Dovere: La certezza della pena un’utopia che si scontra con la cronaca

In questi giorni siamo stati costretti a leggere, su importanti quotidiani nazionali, i fatti di cronaca che vedono protagonista il pluripregiudicato e latitante Giovanni Misso. Sessantuno anni, originario della Liguria, nel 1977 si era reso responsabile in concorso con altri dell’omicidio del brigadiere dell’Arma dei Carabinieri Ruggero Volpi, Medaglia d’oro al Valor Civile. La drammatica esecuzione si è verificata a Genova durante la traduzione di un detenuto. Processato e condannato all’ergastolo nel 1981, Misso è tornato in libertà per “buona condotta”. Come appreso da una pubblicazione del provvedimento del Tribunale di Sorveglianza di Firenze del 26/1/1995, Misso è stato “ristretto in condanna all’ergastolo dal 26 gennaio 1979, ed ha sino ad oggi conseguito 585 giorni di liberazione anticipata maturandone altresì ulteriori 135 da ritenere logicamente concedibili stante l'ottimo comportamento del soggetto che da anni ha aderito attivamente al trattamento penitenziario come dimostra anche la fruizione dell'estate del 1990 di permessi premio”. In seguito all’istanza di semilibertà avanzata dal Misso il Tribunale di Sorveglianza di Firenze ha sollevato una questione di illegittimità costituzionale con la seguente premessa :

E' dato acquisito che la pena dell'ergastolo e' stata ritenuta compatibile con l'ordinamento costituzionale ed in particolare con l'art. 27, terzo comma, della Costituzione soltanto in virtù dell'esistenza di meccanismi alternativi di espiazione che conducono, in caso di esito positivo, all'estinzione della pena ed alla restituzione del condannato alla piena libertà'. Ne consegue che è improprio parlare dell'ergastolo in termini di pena "non a termine", laddove invece dovrebbe, ed a parere del Tribunale deve, parlarsi di pena “solo potenzialmente a termine’ ovvero pena "a termine incerto" . La Corte Costituzionale ha avuto modo di ribadire in tale sede che “la pena dell'ergastolo, nonostante il suo inquadramento nell'attuale tessuto normativo abbia, a determinati fini, provocato il venir meno della rigorosa caratteristica di perpetuità” deve “considerarsi comunque una pena perpetua tanto da non ammettere "scomputi" che non incidano sulla natura stessa della pena” precisando inoltre che la pena dell’ergastolo può assumere il carattere della temporaneità, ma “come effetto del sicuro ravvedimento del condannato” e “da comprovarsi dal giudice sulla base

non solo della buona condotta tenuta durante l'espiazione della pena, bensì, soprattutto, della sua partecipazione rieducativa”. Purtroppo non si può che evidenziare la mancata “partecipazione rieducativa” del Misso, appalesata dai fatti cronaca nazionale degli ultimi anni. Ieri 12 febbraio lo stesso è stato nuovamente arrestato, perché pare sia ritenuto capo di un’associazione a delinquere finalizzata a vari reati, tra cui rapine, porto d’armi clandestine, sequestro di persona e spaccio. La nostra Associazione da anni si batte per la certezza della pena, e questo increscioso episodio non fa che confermare la grandi difficoltà dell’attuale sistema penitenziario che, nonostante le migliori intenzioni, diventa appiglio per i criminali. “Il nostro pensiero va oggi alla vedova Volpi e a sua figlia il cui dolore noi tutti comprendiamo a fondo – dichiara la Presidente dell’Associazione Vittime del Dovere Emanuela Piantadosi, figlia del Maresciallo dei Carabinieri Stefano Piantadosi, ucciso nel 1980 da un ergastolano in permesso premio – Possiamo solo immaginare la rabbia nell’apprendere che, dopo essere stato scarcerato, Giovanni Misso sia tornato a delinquere, a circolare armato e potenzialmente pronto a nuocere nuovamente a civili e Forze dell’Ordine. Siamo sconcertati, indignati, che nessun Governo da molti anni a questa parte, abbia fermamente deciso di mettere mano al comparto giustizia, ponendo al centro degli obiettivi la certezza della pena e conseguentemente la sicurezza dei cittadini e il rispetto per tutti coloro che servendo questo Paese sono stati uccisi”.

Vogliamo ricordare la figura del Brigadiere dei Carabinieri Volpi Ruggero, decorato con Medaglia d'oro al valor civile conferita il 21/05/1978 con la seguente motivazione:

"Capo scorta di un automezzo adibito a trasporto di detenuti, veniva proditoriamente aggredito ed attinto da numerosi colpi di arma da fuoco, unitamente ad altro militare ed all'autista civile, da parte di alcuni malviventi intenzionati a far fuggire il malfattore ivi trasportato. Sebbene mortalmente ferito raccoglieva le sue ultime energie preoccupandosi di far soccorrere gli altri feriti e di fornire utili notizie per l'identificazione degli aggressori. Nobile esempio di grande altruismo e totale dedizione al dovere spinti fino all'estremo sacrificio. Genova, 12 ottobre 1977."

 

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Associazione Vittime del Dovere

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