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I nostri caduti

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Sovrintendente Capo Polizia di Stato
GENNARO AUTUORI

GENNARO AUTUORI Sovrintendente Capo della Polizia di Stato 

nato a Cetara (SA) il 15 gennaio1953, deceduto a Napoli il 1° maggio 1993

La sera del 27 aprile 1993, poco prima delle otto di sera, alla Questura di Napoli giunge una telefonata anonima. Avverte che nel quartiere Ponticelli si aggirano due latitanti a bordo di una Fiat Uno. La pattuglia, composta dal Sovrintendente Capo Gennaro Autuori, 40 anni e dall’Agente Michele Del Giudice, 27, si dirige verso la periferia orientale della città. Arrivati sul posto gli agenti trovano la macchina parcheggiata. All’interno ci sono un uomo e una donna. Il giovane mostra un documento che i poliziotti, però, sospettano sia contraffatto. Dietro quella falsa identità, infatti, si nasconde un pericoloso assassino, Giovanni Carola, come verrà accertato in seguito. Dalla finestra di un’abitazione al secondo piano, il fratello di Giovanni, Salvatore Carola ed un suo amico assistono alla scena. Il primo indossa una tuta da ginnastica e, mentre sta per uscire, afferra una pistola e la nasconde nei pantaloni. I due vengono fermati sulle scale dagli agenti e condotti in Questura per accertamenti. Giovanni Carola, prima di essere sottoposto a perquisizione personale si disfa dell'arma, un revolver calibro 38, passandola alla ragazza con la quale si trova. Gli Agenti, non potendo procedere alla perquisizione della donna, chiede via radio l'invio di personale femminile per procedere all'atto giudiziario in loco. Nell'attesa la donna viene fatta accomodare nell'auto della squadra mobile, a porte chiuse, e gli agenti procedono alla perquisizione dei due fratelli Carola. Nel frattempo la donna, intuito che di lì a poco sarebbe stata perquisita, lascia scivolare all'interno della vettura l'arma. Non appena giunge la pattuglia con personale femminile viene fatta scendere dall'auto civetta, ricondotta in casa e perquisita. Non essendoci nulla a suo carico viene lasciata libera, mentre gli agenti Autuori e Del Giudice comunicano che sarebbero rientrati in Questura con i due uomini. I fratelli Salvatore e Giovanni Carola salgono sui sedili posteriori dell’Alfa 33, con l’Agente Scelto Michele Del Giudice che si mette alla guida e il Sovrintendente Capo Gennaro Autuori al suo fianco.

Poche decine di metri prima dell'ingresso del garage della Questura in via Medina, Giovanni Carola, seduto posteriormente a sinistra, si accorge della pistola fra i suoi piedi e, benché ammanettato, la raccoglie, la impugna e a bruciapelo spara all’agente Del Giudice. Gennaro Autuori, che in presenza di fermati in auto impugna sempre l'arma, si gira per reagire, ma viene centrato alla nuca. L’Agente Michele Del Giudice muore sul colpo, mentre il Sovrintendente Autuori spirerà dopo cinque giorni senza riprendere conoscenza.

I due sospetti si danno alla fuga ma vengono arrestati alcuni giorni dopo, a seguito di una intensa caccia all’uomo. Giovanni Carola era già stato condannato a 18 anni per un precedente omicidio, ma era stato posto agli arresti domiciliari a causa della buona condotta tenuta in carcere. Il Sovrintendente Gennaro Autuori era sposato e padre di tre figlie, l’ultima delle quali di 18 mesi. Durante la sua carriera ha ottenuto due promozioni per meriti di servizio. Con decreto del Capo della Polizia Giovanni Autuori è stato riconosciuto “Vittima del terrorismo e della criminalità organizzata” ed ha ottenuto lo status di Vittima del Dovere.

INTITOLAZIONE DELL'IMPIANTO SPORTIVO DI CETARA (SA)
Il giorno 11 ottobre 2008 si è svolta la cerimonia di intitolazione dell’impianto sportivo comunale di Cetara al Sovrintendente Capo della Polizia di Stato Gennaro Autuori. La manifestazione, promossa dalla Questura di Salerno e dalla locale Sezione dell'Associazione Nazionale Polizia di Stato, ha visto la presenza del Questore di Salerno, del Sindaco di Cetara, del vice Prefetto e di altre autorità civili e militari. Al cospetto della vedova del Sovrintendente Capo, Mafalda Wurzburger, è stata scoperta la targa commemorativa dedicata al poliziotto, caduto nell’adempimento del proprio dovere.

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