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16 MAGGIO 2017
PoliziaPenitenziaria.it - Skype per i mafiosi al 41-bis: arrivano puntuali le smentite, ma per i mafiosi in alta sicurezza come la mettiamo?

Anche le forze di maggioranza parlamentare della Commissione Giustizia della Camera tirano dritto e sulla proposta di Legge di iniziativa del Governo “Modifiche al codice penale al codice di procedura penale e all’ordinamento penitenziario” (A.C. 4368), non ammettono nessun emendamento proposto dalle opposizioni, nemmeno quelli che proponevano di limitare l’uso di Skype nelle carceri per i mafiosi. Lo scorso 12 maggio infatti hanno votato compatte a favore del testo così come proposto dal Governo.

Il provvedimento era già passato al Senato con la votazione del 15 marzo in cui il Governo aveva posto la fiducia. Il senatore Mario Michele Giarrusso (M5S) aveva commentato: "Il governo, il Pd di Renzi, Alfano e Verdini potrebbero rendersi responsabili di uno scempio immane. Vogliono consentire Skype ai mafiosi detenuti in alta sicurezza per favorire le relazioni familiari. L'alta sicurezza va rinforzata e non indebolita. Il governo, dunque, al posto dei pizzini, darebbe alla mafia nuova tecnologia. È questo il rischio concreto che è previsto nel ddl penale appena votato al Senato con la fiducia e che adesso è all'esame della Camera.”

La replica era subito arrivata dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando che si era affrettato a precisare che l’utilizzo di Skype: "Non riguarderà i capi mafia".

Anche il Presidente della Commissione Giustizia della Camera e relatrice del provvedimento a Palazzo Madama, l’On.le Donatella Ferranti (PD) aveva a suo modo rassicurato l’opinione pubblica: "Skype ai mafiosi in carcere? Siamo alle scie chimiche applicate alla giustizia… Sostenere che la riforma del processo penale, nelle disposizioni in cui delega il governo a disciplinare l'utilizzo di collegamenti audiovisivi a fini processuali e per favorire le relazioni familiari, consentirà ai mafiosi in regime di 41-bis di sostituire Skype ai pizzini è logica da periodo ipotetico dell'irrealtà. È un argomento del tutto fantasioso e strumentale che alimenta allarmi infondati e getta discredito sulle buone riforme. Come espressamente già prevede la delega, la possibilità di introdurre strumenti audiovisivi (Skype compreso) in carcere non riguarda modifiche del regime del 41-bis."

Nei giorni seguenti, il 21 marzo scorso, il giorno della prima “Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie” (approvata con la Legge n. 20 dell'8 marzo 2017), anche l’Associazione Vittime del Dovere aveva diffuso un comunicato stampa, sollevando il pericolo che anche i boss mafiosi e gli altri detenuti pericolosi in alta sicurezza, potessero accedere alle comunicazioni via Skype con le famiglie.

VITTIME DEL DOVERE CONTRO SKYPE AI MAFIOSI

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando, interpellato dal Fatto Quotidiano che ne aveva dato notizia, aveva affermato: "È una questione che approfondiremo". Dai suoi uffici, in seguito, erano arrivate rassicurazioni: "Si tratta di una delega, la legge è ancora tutta da scrivere, chiaramente la possibilità d'introduzione di strumenti audiovisivi, Skype compreso, non potrà riguardare i detenuti al 41bis".

Dopo il rifiuto degli emendamenti al testo, decisi a maggioranza dalla Commissione Giustizia della Camera con la votazione dello scorso 12 maggio, le Vittime del Dovere hanno diramato un secondo comunicato sollevando di nuovo le loro forti perplessità sull'estensione di Skype ai mafiosi al 41-bis e alta e media sicurezza a cui sono seguite le nuove rassicurazioni dell'On.le Presidente Donatella Ferranti: "Il timore dell'Associazione vittime del Dovere è del tutto infondato: nel disegno di legge 4368, attualmente all'esame della Camera si prevede espressamente che i detenuti sottoposti al regime di cui all'articolo 41 bis vengano esclusi dalla possibilità di utilizzo dei collegamenti audiovisivi, possibilità quest'ultima prevista per gli altri detenuti sia a fini processuali, sia per favorire le relazioni familiari".

SECONDO COMUNICATO STAMPA CONTRO SKYPE AI MAFIOSI

Ma da una prima analisi delle dichiarazioni, così come le hanno riportate le agenzie di stampa e i quotidiani, i lettori più attenti avranno notato una piccola, ma sostanziale differenza.

Da una parte ci sono il M5S e l’Associazione Vittime del Dovere che sollevano il dubbio che le comunicazioni via Skype possano essere concesse ai detenuti mafiosi al 41-bis e all’alta sicurezza. Dall’altra, il Guardasigilli in persona e il Presidente della Commissione Giustizia della Camera che rassicurano che il provvedimento non riguarderà i capi mafia al 41-bis.

Nessun riferimento agli altri in alta e media sicurezza.

Quindi gli altri detenuti in alta sicurezza potranno accedervi? Anche i mafiosi in alta sicurezza declassati dal 41-bis? Anche tutti gli altri che al 41-bis non ci sono mai stati, ma che hanno ricoperto funzioni di assoluto rilievo nelle gerarchie mafiose?

Il dubbio sorge spontaneo e ad un Corpo di Polizia Penitenziaria, deputato alla gestione dei capi-mafia in carcere e ai mafiosi in alta e media sicurezza, quelle dei politici di maggioranza risuonano come affermazioni su cui prestare molta attenzione.

Sono sottili differenze a cui anche i capi-mafia prestano molto ascolto. Piccole sfumature che la politica non può e non deve permettersi di sottovalutare, nemmeno durante le frettolose smentite ai dubbi sollevati da chi ha subito sulla propria pelle la ferocia criminale.

Nei prossimi giorni, il disegno di legge che delega il Governo a modificare l'ordinamento penitenziario, sarà sottoposto alla votazione della Camera nella quale il Governo gode di una maggioranza più ampia di quella del Senato. Ulteriori segnali delle reali intenzioni della politica sull’amministrazione dei mafiosi in carcere, arriveranno anche dai decreti di riorganizzazione del Gruppo Operativo Mobile (e circolare applicativa del Decreto) e dell’ispezione della Commissione antimafia in visita presso le carceri sarde.

Segnali che non vanno assolutamente sottovalutati.

Tratto da PoliziaPenitenziaria.it

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