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19 DICEMBRE 2014
Comunicazione ai soci - PRECISAZIONI RIGUARDANTI L’ASSUNZIONE DEI TESTIMONI DI GIUSTIZIA NELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

Cari Amici e Amiche,

a seguito di sollecitazione da parte di numerosi soci e delle ultime notizie relative all’adozione del regolamento che disciplina le modalità di assunzione dei testimoni di giustizia nelle pubbliche amministrazioni a firma del Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, di concerto con il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Maria Anna Madia, ci preme fare alcune precisazioni. L’Associazione Vittime del Dovere già nel novembre 2013 aveva sottoposto alla Vostra attenzione la Legge 30 ottobre 2013, n. 125 di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, recante disposizioni urgenti per il perseguimento di obiettivi di razionalizzazione nelle pubbliche amministrazioni (GU n.255 del 30-10-2013 ) entrata in vigore il 31 ottobre 2013 (in allegato). In tale sede avevamo avuto modo di sottolineare come le Istituzioni non avessero colto l’occasione per definire le problematiche relative al collocamento obbligatorio delle categorie protette rappresentate dalla nostra Associazione. Da lungo tempo infatti l’Associazione aveva chiesto l’adozione di una direttiva, sollecitato un riscontro alle proprie istanze e contestualmente proposto soluzioni ai problemi ricorrenti in materia di assunzioni delle categorie protette di cui all’art. 18 Legge 68/1999.

In sede di conversione in Legge del decreto in questione, il Senato aveva approvato l’estensione del beneficio anche ai testimoni di giustizia non più sottoposti allo speciale programma di protezione, rimandando la determinazione dei criteri di riconoscimento del diritto alla valutazione di ulteriori elementi quali la quantità ed entità economica dei benefici già riconosciuti e le cause e modalità della revoca del programma di protezione.

Innanzitutto preme precisare che dal punto di vista normativo è stata codificata una netta distinzione tra la figura del collaboratore e quella del testimone.

Il testimone di giustizia è un soggetto ben distinto dal collaboratore, in quanto è del tutto estraneo alle associazioni criminali, non è socialmente pericoloso e rende allo Stato un servizio civico.

Al riguardo l’Associazione aveva osservato tuttavia che l’estensione del diritto al collocamento obbligatorio con le prerogative di cui la Legge 407/98, a tale categoria di soggetti va ad aumentare la già cospicua sfera dei relativi beneficiari (vittime della criminalità organizzata, vittime del terrorismo, vittime del dovere, vittime del lavoro e relativi familiari, nonché i disabili) con ciò vanificando le aspettative e i diritti di tutti coloro i quali, non senza fatica, usufruiscono dell’esiguità della quota di riserva.

Come già in precedenza denunciato dall’Associazione e riconosciuto anche in sede di relazione 27/09/2012 del Tavolo Tecnico per l’attuazione della normativa in materia di vittime Dovere, le criticità del sistema sono già numerose e di difficile soluzione senza una revisione totale della normativa stratificatasi nel corso degli anni.

Abbiamo più volte denunciato, in occasione delle numerose riunioni del tavolo tecnico delle Vittime del Dovere, tenutesi a partire dal 2009 presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, le battaglie condotte dalle nostre famiglie al fine di vedersi riconosciuto un diritto sancito dalla legge, tuttavia ad oggi il nostro appello è rimasto ancora una volta inascoltato. Nel 2011 abbiamo lavorato con il Dipartimento della Funzione Pubblica ad una direttiva sul collocamento obbligatorio che non è mai stata pubblicata.

Nel luglio 2013 abbiamo avuto un incontro con l’ex Ministro D’Alia per renderlo partecipe ed attivarlo riguardo a questa criticità.

La questione è stata rappresentata anche alla Presidenza della Repubblica in occasione di colloqui ufficiali con i consiglieri del Presidente Giorgio Napolitano.

Nel corso degli ultimi decenni la categoria delle Vittime è stata penalizzata lasciando gli aventi diritto in balìa di una voluta discrezionalità ed incertezza applicativa.

Oltretutto in modo ignobile si sono messe in contrapposizione le realtà più deboli e bisognose del nostro Paese: quella delle vittime e quella dei disabili.

Ogni giorno abbiamo testimonianze di orfani, vedove e figli di invalidi che non vedono applicato il diritto alla chiamata diretta previsto dalla legge 407/98, poiché la stratificazione normativa impedisce la corretta applicazione delle leggi.

Si aggiunga poi la mancanza di trasparenza operativa e di verifica dell'applicazione della legge da parte dei Centri per l'Impiego. Quotidianamente il nostro ufficio legale si confronta con i funzionari di turno per spiegare la normativa, affinchè venga attribuito ai nostri associati il diritto al collocamento obbligatorio.

La questione del collocamento obbligatorio è complessa, poiché la normativa è stratificata e poco chiara.

La nostra Associazione anche in queste settimane ha chiesto a numerosi Parlamentari di presentare emendamenti alla Legge di Stabilità 2015, contemplando anche un provvedimento riguardante il collocamento obbligatorio. Alcuni Senatori, con nostra grande soddisfazione, hanno ripreso e fatto proprio il testo del nostro emendamento proposto.

L’Associazione Vittime del Dovere ribadirà nuovamente le proprie richieste alla Presidenza del Consiglio dei Ministri al fine di fare chiarezza sulla normativa che sancisce il diritto al lavoro previsto per i familiari di quanti hanno speso la propria vita per lo Stato, affinchè si ponga un correttivo in termini di applicazione della normativa, di trasparenza e di verifica, ricorrendo se necessario alle più opportune sanzioni per gli inadempienti.

Cordiali saluti

Emanuela Piantadosi

Presidente Associazione Vittime del Dovere

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