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Agente Polizia di Stato
FEDERICO MASARIN

Nato a Ponte di Piave (TV) l’11/05/1943 e deceduto a Milano il 27/05/1973

Medaglia d’oro al Merito civile

Il giovane veneto Federico Masarin, si arruola in Polizia nel 1963 appena ventenne, dopo aver frequentato la Scuola Allievi di Caserta. Viso da bambino ma con una grande determinazione, inizia la sua carriera da poliziotto prestando servizio nei difficili reparti di Napoli. Successivamente, viene inviato a Padova ed in seguito trasferito alla questura di Milano, per poi passare all’Ufficio Politico (attuale DIGOS). Federico Masarin vive da poliziotto quei terribili anni definiti di piombo che caratterizzano una triste parentesi della nostra storia italiana, anni in cui indossare una divisa ed appartenere alle Forze dell’Ordine, significava sfidare ogni giorno la morte per il solo fatto di essere dalla parte della giustizia e dello Stato, dalla parte “sbagliata”.

Quel 17 maggio 1973, si trova in via Fatebenefratelli presso la Questura di Milano a svolgere servizio d’ordine. Proprio quel giorno si celebra la commemorazione pubblica della morte del commissario Luigi Calabresi assassinato esattamente un anno prima. Per l’occasione arriva il Ministro dell’Interno Mariano Rumor per scoprire il busto del commissario vilmente ucciso, accompagnato dal prefetto e del sindaco di Milano Aniasi. L’agente Masarin sta svolgendo diligentemente il suo lavoro, si occupa della scorta ed in quel momento si trova fuori la questura assieme ad altri decine e decine di persone inermi presenti sul luogo come pubblico per l’evento e come utenti per recarsi in questura. Termina la cerimonia ed il Ministro Rumor esce assieme alle altre autorità nel cortile della Questura. Tra la folla si scorge un uomo con la barba che, in quel preciso istante, lancia una bomba a mano. Sembra un sasso, invece, è un boato. L’agente Masarin non ha nemmeno il tempo di realizzare che si ritrova scagliato a terra colpito in pieno dall’ordigno. Il muro di via fatebenefratelli viene tempestato di schegge, di buchi, di sangue. Muoiono 3 persone, un pensionato ex maresciallo e due ragazze, i feriti sono più di 45. Federico Masarin appare subito in condizioni disperate. Trasportato d’urgenza all’ospedale Fetebenefratelli di Milano, viene ricoverato in rianimazione. Forte e coraggioso l’agente di Polizia rimane cosciente per tutto il periodo di degenza. Viene sottoposto a diversi interventi di chirurgia e non perde mai la speranza. Prega e ripete in continuazione che ce l’avrebbe fatta. Il giovane poliziotto, purtroppo, muore il 27 maggio, dopo 10 giorni di agonia nello stesso ospedale a seguito delle gravissime ferite riportate nell’attentato. Viene immediatamente individuato ed arrestato l’attentatore: è Gianfranco Bertoli, dichiaratosi anarchico ma che, in realtà, é uomo del Sid, il servizio segreto militare. Sottratto al linciaggio da parte della folla, Bertoli, disse poi di avere deciso di compiere la strage per vendicare la morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, morto il 15 Dicembre 1969. Anni dopo, durante i processi, invece, si dirà che Bertoli voleva colpire il ministro Rumor, colpevole di non aver firmato leggi speciali dopo la strage di Piazza Fontana, quando era Presidente del Consiglio. L’attentatore, condannato all’ergastolo, morirà in prigione.

L’agente Federico Masarin nel corso di 10 anni di onorato servizio, si è distinto per le sue doti professionali e umane di alto livello che gli hanno valso elevati apprezzamenti da parte di superiori e colleghi che hanno avuto modo di conoscerlo. All’età di soli 30 anni è stato strappato dall’affetto dei suoi cari e la sua vita spezzata drammaticamente dalla follia omicida di chi si è arrogato ingiustamente e vilmente il diritto di disporre della vita di tanti innocenti. Federico Masarin ha ricevuto la Medaglia d’Oro al Merito Civile. In ricordo del sacrificio del giovane agente, a Ponte di Piave, suo paese di nascita è stata a lui intitolata una via. A Milano una caserma porta il suo nome.

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