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I nostri caduti

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Maresciallo della Guardia di Finanza SILVANO ROVETINI

nato il 27 luglio 1934 a Montalcino (SI)
deceduto a Roma il 7 luglio 1972

Il Maresciallo Silvano Rovetini nasce  il 27 luglio 1934 a Montalcino (SI) e appena diciannovenne si arruola nella Guardia di Finanza.  
Dopo alcuni anni trascorsi al confine, frequenta la Scuola Sottufficiali e nel 1960 viene trasferito a Roma dove viene impiegato in attività di repressione del contrabbando di sigarette presso il Nucleo Centrale di Polizia Tributaria.
Sin  da subito si distingue, oltre che  per il raro attaccamento al dovere, per spirito di sacrificio, elevate doti di coraggio e spiccate capacità investigative. 
Nel corso del tempo partecipa a numerose e brillanti operazioni di servizio, effettuando importanti sequestri ed arresti (si pensi che solamente le sigarette sequestrate dal sottufficiale ammontano a circa novanta tonnellate).  
Nell’arco della carriera riceve ben tredici encomi solenni, cinque encomi semplici  e “la promozione straordinaria per benemerenze di servizio” al grado di maresciallo capo (prima nella recente storia del Corpo) per essere stato protagonista di un servizio che consente l’arresto di quattro contrabbandieri ed il contestuale sequestro di oltre 23 tonnellate di sigarette e tre autotreni, ancora attuale record su strada rotabile.   
Alle ore 14,20 circa del 7 luglio 1972 la giulia targata “Roma h 322119” del Nucleo Centrale di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, con a bordo il Maresciallo Capo Rovetini Silvano e l’Appuntato Azzaretto Giacomo, nell’esecuzione di un servizio per la repressione del contrabbando, mentre percorre a velocità moderata la “SS Flaminia” verso Roma,  all’altezza del Km 24,700, viene violentemente investita da un autoveicolo che viaggia in direzione opposta, ad elevata velocità e completamente fuori mano.  
L’urto inevitabile è violentissimo: le due vetture, scontratesi frontalmente, rimangono letteralmente incastrate l’una nell’altra e i vigili del fuoco sono costretti a lavorare per ore prima di poter liberare i corpi delle vittime dalle lamiere contorte.
Il Maresciallo Capo Rovetini ed il conducente della Citroen investitrice decedono sul colpo, l’Appuntato Azzaretto, gravemente ferito, viene soccorso e ricoverato, con prognosi riservata all’ospedale “Fatebenefratelli” sulla via Cassia.
La notizia della scomparsa del Maresciallo Capo Rovetini suscita profonda commozione tra tutti gli appartenenti al Corpo ed in particolare tra i militari del Nucleo che in continuo contatto con lui, nell’espletamento del diuturno lavoro, lo apprezzano e stimano in maggiore misura.
Il rito funebre, officiato da Padre Leonardo D’Aquilio, ha luogo nel primo pomeriggio dell’8 luglio presso la Basilica di S. Lorenzo, alla presenza dei familiari e dei parenti del sottufficiale.
Intervengono alla cerimonia il Comandante in Seconda, in rappresentanza del Comandante Generale assente per servizio, i Gen. B. Pasquale De Angelis e Adolfo Palermo ed il Capo di Stato Maggiore, Col.t.SG  Guido Tommaselli.
Tra i presenti con il Comandante, anche il  Col.t.SG Nicola Passamonti, tutti gli ufficiali e gli altri militari del Nucleo Centrale.
Il feretro avvolto dal Tricolore e seguito da numerosissime corone di fiori, tra le quali quella inviata dal Ministro delle Finanze dell’epoca, on. Athos Valsecchi, riceve gli onori militari da un picchetto armato.  
Il Maresciallo Capo Rovetini, lascia la moglie Anna Laura e due figli Stefano e Claudio di 7 e 3 anni. 
Le sue spoglie riposano nella tomba di famiglia nel cimitero di Civita Castellana, in provincia di Viterbo. 

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