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21 MARZO 2019
Una candidatura al CPT che imbarazza e contrasta con la linea di Governo

Ieri 19 marzo la Delegazione Parlamentare presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa ha selezionato tra dodici proponenti una terna di nomi da proporre per il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradant (CPT)i. Tra questi nominativi risulta essere stato votato il membro uscente Elisabetta Zamparutti, moglie dell’ex terrorista Sergio D’Elia, una candidata dunque che verrà presentata in Europa come rappresentante del Governo attuale e di tutti gli Italiani. 

 

 

Occorre premettere che il cosiddetto CPT è un organo del Consiglio d'Europa, istituito dalla omonima Convenzione adottata nel 1987, che si basa sull'art. 3 della CEDU la quale stabilisce inderogabilmente che nessuno può essere sottoposto a tortura o a trattamenti inumani e degradanti. La funzione principale del Comitato è quella di esaminare, per mezzo di sopralluoghi, il trattamento riservato alle persone private della libertà. Il CPT non è un organismo investigativo, ma costituisce un meccanismo di prevenzione non giurisdizionale per proteggere le persone contro tortura e maltrattamenti nei luoghi di detenzione. Nel dicembre 2019 scadrà il mandato dell’attuale componente italiano del CTP e la Delegazione italiana è stata chiamata a formulare una terna di candidature da trasmettere al Consiglio d'Europa dalla quale verrà eletto, da parte del comitato dei Ministri, il componente italiano del CPT, che rimarrà in carica per un periodo di quattro anni. L'avviso pubblico di richiesta di candidature è scaduto lo scorso 10 febbraio. 

L’attuale membro italiano nel CPT, come premesso, è quindi Elisabetta Zamparutti, che tra l’altro è anche Tesoriere dell’associazione “Nessuno Tocchi Caino”, presieduta dalla Radicale Rita Bernardini e il cui Segretario è Sergio D’Elia, anch’egli Radicale ed ex “dirigente” del gruppo extraparlamentare di estrema sinistra Prima Linea, poi diventata un'organizzazione terroristica, durante gli anni di piombo.

C’è da precisare che Sergio D’Elia ha scontato dodici anni di carcere per banda armata e concorso morale in omicidio volontario, al termine dei quali però, nel 2000, è stato “riabilitato” secondo quanto previsto dall’art. 178 del c.p. (con conseguente estinzione degli effetti penali della condanna e delle pene accessorie). La riabilitazione gli ha consentito di essere eletto alla Camera dei Deputati nelle elezioni politiche di aprile 2006 ed è in seguito stato nominato segretario alla Presidenza della Camera.

L’attuale Governo, che ha più volte rimarcato la propria differenza rispetto al precedente, esaltando la necessità di valorizzare nei ruoli nevralgici persone rappresentative dei principi  fondativi dello Stato,  ha tuttavia - ancora una volta e sulle orme del precedente esecutivo- votato Elisabetta Zamparutti, quale membro del CTP. Tutto ciò, prevediamo, potrebbe diventare causa di grande imbarazzo per l’Italia.

 

 

L’attuale Esecutivo ha forse effettuato un cambio di marcia rispetto alle proprie proclamazioni in tema di certezza della pena e di conservazione del regime del 41 bis, candidando proprio la Zamparutti che, nella precedente legislatura, si era impegnata anche nella battaglia per l’attenuazione del “carcere duro”?

La scelta di questo nominativo nella terna votata da maggioranza e da minoranza lascia supporre che il Governo sostenga un rappresentante che non è espressione di quei valori fondamentali che ha sempre dichiarato di fare propri e a cui, con questa scelta, attualmente rinuncia.

Come Associazione che tutela la dignità, il sacrificio e la memoria di circa 500 famiglie di Vittime del dovere, terrorismo e criminalità organizzata, abbiamo avuto modo più e più volte di sollevare il problema in queste settimane e  ora speriamo venga affrontato con più consapevolezza. Da quando si è insediato il nuovo Governo abbiamo auspicato e sollecitato un cambio di rotta volto al rispetto del principio di certezza della pena e della dignità delle vittime. Speriamo di aver riposto la nostra fiducia in un Esecutivo sensibile ai temi di legalità e giustizia.

Questo nostro puntiglio e amore per la trasparenza non contrasta assolutamente con il giusto scopo della prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti, che anzi deve essere perseguito in ogni sede con personalità che possano rappresentare con competenza e autorevolezza il nostro Paese.

Tuttavia ci si domanda perché tra tutti gli esperti, che si ricorda dovrebbero essere indipendenti e imparziali nonché  provenienti da diversi ambiti disciplinari (giuristi, medici, specialisti in questioni penitenziarie e di polizia) sia stata votata dalla maggioranza della commissione una “candidata ingombrante”?

Proprio domani, 21 marzo, si svolgeranno varie iniziative nella cornice della “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, scelta non a caso ricaduta sul primo giorno di primavera, simbolo di rinascita.  Ci auguriamo che tale ricorrenza possa far rinascere anche il buon senso e riscoprire il rispetto per quelle vite sul cui sacrificio è stato istituito il regime carcerario del 41 bis, dimostratosi l’unico regime detentivo efficace a contrastare il cancro delle mafie.

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