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12 GIUGNO 2017
Antimafiaduemila.com - Vittime del Dovere: "Skype in carcere, ossia l'evoluzione dei pizzini ai boss della malavita

Il Governo domani presumibilmente chiederà al Parlamento la fiducia ed otterrà la delega per le modifiche al sistema penale, pur non considerando tutte le perplessità manifestate da operatori del settore, in particolare magistrati, avvocati e sindacati della Polizia Penitenziaria, e permettendo, non da ultimo, ai mafiosi le comunicazioni via Skype con le rispettive “famiglie”.

E’ quanto sta per accadere alla Camera con l’approvazione del disegno di legge “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e all'ordinamento penitenziario” A.C. 4368 (http://www.camera.it/_dati/leg17/lavori/stampati/pdf/17PDL0050460.pdf)

Le modifiche all'ordinamento penitenziario consentiranno ai detenuti, lontani dalle proprie famiglie, di comunicare attraverso strumenti audiovisivi (tipo Skype). Tra questi soggetti ci sono coloro che lo Stato ha ritenuto di dover allontanare dal proprio territorio allo scopo di impedire contatti e relazioni con gli affiliati.

Il provvedimento è ben celato sotto il pretesto di favorire le relazioni tra reclusi e familiari, soprattutto per quanti sono lontani dagli affetti (proposta scaturita dal Tavolo 6 degli Stati Generali dell’esecuzione penale).

Il passaggio interessato è il seguente, previsto dall’art. 1 comma 85 (già art. 31) del testo di legge sopra citato:

“Fermo restando quanto previsto dall’articolo 41-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354, e successive modificazioni, nell’esercizio della delega di cui al comma 82, i decreti legislativi recanti modifiche all’ordinamento penitenziario, per i profili di seguito indicati, sono adottati nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: (...)

i) disciplina dell’utilizzo dei collegamenti audiovisivi sia a fini processuali, con modalità che garantiscano il rispetto del diritto di difesa, sia per favorire le relazioni familiari”

A partire dall’anno scorso, la nostra Associazione ha diffuso e pubblicato vari comunicati, ripresi da numerosi organi di stampa (http://www.vittimedeldovere.it/stampatv.php) e dai sindacati degli agenti della Polizia Penitenziaria (http://www.poliziapenitenziaria.it/public/post/blog/skype-per-i-mafiosi-al-41-bis-arrivano-puntuali-le-smentite-ma-per-i-mafiosi-in-alta-sicurezza-com-3417.asp), che si sono uniti al nostro allarme, ed è stata inoltre contattata dai partiti della minoranza al fine di formulare relazioni ed emendamenti presso la Commissione Giustizia.

Gli emendamenti sono stati bocciati e le dichiarazioni pubbliche ad avallo dell’iniziativa da parte del Ministro Orlando e della Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Ferranti, sono sempre le stesse ovvero che la proposta non riguarderà coloro che sono sottoposti al 41bis.

Questa risposta non è assolutamente soddisfacente e non rassicura a nostro avviso per i seguenti motivi:

• Per come è formulato il comma, dal punto di vista giuridico, esso non esclude inequivocabilmente che tali forme di contatto possano essere adottate, seppur rispettando il numero, la durata e le modalità previste dall’art. 41 bis; infatti tale regime non impedisce del tutto i contatti con i familiari, ma gli stessi sono posti sotto rigida vigilanza, come non potrebbe esserlo invece con Skype.

• Citando solo il 41 bis, si autorizza di fatto l’accesso, a tali forme di comunicazione, agli altri regimi di detenzione, dove in realtà si trova ristretta la maggior parte dei boss. Ricordiamo infatti ultimo scandalo (http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/17/padova-lex-direttore-del-carcere-indagato-per-falso- classificava-mafiosi-e-spacciatori-come-detenuti-comuni/3592380/) in cui l’ex direttore del carcere di Padova è sospettato di aver declassato dal regime di Alta sicurezza a detenuti comuni alcuni pericolosi criminali. La nostra Onlus è infatti riuscita a ricostruire un lungo elenco di esponenti di spicco della criminalità organizzata sottoposti al regime di Alta Sicurezza.

• I sistemi audiovisivi, come denunciato dai sindacati di Polizia, non sono facilmente e immediatamente controllabili. È noto infatti che, mentre le conversazioni telefoniche possono essere ascoltate e controllate, non possono esserlo quelle che usano il protocollo VoIP (cioè non formalizzato in alcuno standard internazionale) per trasmettere le chiamate: questo perché le onde sonore della voce (e anche le immagini della webcam) vengono convertite in dati trasmessi, a loro volta, in forma di file digitali, cifrati tramite algoritmi non divulgati.

• Questa è una legge che delega il Governo ad emanare dei decreti legislativi, ma la legge delega è comunque una legge dello Stato italiano che fornisce indirizzi guida stringenti e che a questo punto favorirebbe inevitabilmente le relazioni familiari ai mafiosi e ai terroristi.

Il voto in aula è previsto domani, martedì 13/6/2017 http://www.camera.it/leg17/1132?shadow_primapagina=6914, http://www.camera.it/leg17/126?tab=&leg=17&idDocumento=4368&sede=&tipo e riponiamo le nostre speranze in un revirement proprio in tale sede.

L’Associazione Vittime del Dovere già nelle scorse settimane aveva sensibilizzato le forze politiche sui pericoli di un tale provvedimento.

Le persone ristrette in carceri lontane dai propri affetti familiari, guarda caso, sono solo quelle che stanno scontando una condanna per fatti gravissimi legati alle criminalità organizzate: cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra, sacra corona unita.

La stragrande maggioranza degli altri detenuti, per il principio della territorialità della pena (art. 42 Ordinamento Penitenziario), è collocata in carceri geograficamente non distanti dai propri nuclei familiari.

Inoltre, permettere ai boss di comunicare a mezzo Skype consentirà di diffondere in tutto il territorio, su cui grava la loro ingerenza criminale, quei messaggi (soprattutto non verbali) con un sistema informatico facilmente duplicabile. Proprio ciò che si voleva evitare con i circuiti di “Alta sicurezza” e il regime “41- bis” nelle carceri, previsti dall'ordinamento penitenziario e dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP).

I soggetti legati alla criminalità organizzata oggi reclusi, non sono solo quelli sottoposti al regime del 41- bis, ma anche e soprattutto quelli nel circuito detentivo di “Alta Sicurezza” (in particolare A.S.1) che appartengono a pericolose cosche criminali, nelle quali hanno ricoperto ruoli di spicco e che si sono macchiati di crimini efferati. Si consideri infatti che i detenuti “derubricati“ dal 41-bis, vengono posti comunque nel circuito “Alta Sicurezza” e rappresentano oggi la stragrande maggioranza.

Il Ministro Orlando e il Presidente Ferranti, hanno sempre cercato di sminuire tale eventualità, ma nei loro comunicati stampa, successivi alle nostre richieste di esplicita esclusione di tali soggetti dalle comunicazioni audiovisive dal carcere, si sono limitati a citare esclusivamente i 41bis, confermando, di fatto ed inconsapevolmente, la possibilità che anche i detenuti in “Alta sicurezza” avranno il via libera a comunicare e a dare disposizioni dal carcere, autorizzati dallo Stato italiano.

Stante la natura di Legge delega che il Parlamento si accinge ad approvare con l’ennesima formula del voto di fiducia, non ci sentiamo affatto rassicurati dai provvedimenti futuri che ne scaturiranno.

Non vogliamo che alcuna legge dello Stato italiano, per cui i nostri familiari hanno dato la vita, perché trucidati dalla criminalità, preveda spiragli per la malavita, poiché ogni concessione elargita dallo Stato, in ambienti criminali, dentro e fuori gli istituti di pena, viene intesa e vissuta come sconfitta delle Istituzioni e affermazione del dominio della criminalità.

Ci rivolgiamo all’Esecutivo e soprattutto ai Parlamentari che domani saranno chiamati a votare questo provvedimento, affinché non si facciano distrarre ed imbonire dalla natura di legge delega al Governo, poiché il provvedimento contiene vere e proprie direttive che autorizzano inaccettabili aperture alla criminalità, vanificando il necessario principio di isolamento caratterizzante il 41bis e il regime di Alta Sicurezza per cui tanti uomini e donne della Stato si sono sacrificati, ricordiamo in particolare le stragi di Capaci e di via d’Amelio.

Non si confonda la vendetta, con cui noi vittime veniamo tacciate e così ulteriormente umiliate, con il perdonismo strumentale che in questo caso rischierebbe involontariamente di rappresentare un messaggio di dialogo alla mafiosità.

Il consiglio direttivo dell’Associazione di volontariato vittime del dovere onlus:

Emanuela Piantadosi, Presidente dell’Associazione Vittime del Dovere, socia fondatrice, orfana del Maresciallo Capo dei Carabinieri Stefano Piantadosi (Medaglia d’Oro al merito civile) ucciso il 15 giugno 1980 da un detenuto ergastolano in permesso premio evaso dal carcere di Porto Azzurro

Sergio Pomponio, Vice Presidente dell’Associazione Vittime del Dovere, orfano del Vice Brigadiere della Polizia di Stato Giovanni Pomponio (Medaglia d'oro al valor civile) ucciso a Napoli dalla criminalità organizzata il 30/10/1975

Colonnello dei Carabinieri Paolo Rota Gelpi, Segretario Generale, gravemente ferito dalla criminalità a Lissaro (PD) il 16/5/1988

Luca Calandini, orfano del Carabiniere Michele Calandini, deceduto a San Pietro in Gu (PD) il 25 novembre 1975 Alessandro Luzzi, orfano del Maresciallo Scelto dell'Aeronautica Militare Lido Luzzi (Medaglia d'oro al valor civile),

deceduto in località Laconi (Nuoro) il 29 agosto 1985

Ambra Minervini, orfana del Magistrato Girolamo Minervini ucciso a Roma dalle BR il 18/3/1980

In memoria di Girolamo Minervini, ucciso dalle B.R. a Roma, appena nominato Direttore Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena

Saverio Piantadosi, socio fondatore, orfano del Maresciallo Capo dei Carabinieri Stefano Piantadosi (Medaglia d’Oro al merito civile) ucciso il 15 giugno 1980 da un detenuto ergastolano in permesso premio evaso dal carcere di Porto Azzurro.

Tratto da Antimafiaduemila.com

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