Chi dona la vita per gli altri resta per sempre
I nostri caduti

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Paracadutista dell'Esercito Italiano - Brigata Folgore GIONATA MANCINELLI

Gionata nasce a Matelica (MC) , cittadina dell’entroterra marchigiano , il 5 aprile 1973. Primogenito di papà Leonardo e mamma Ada trascorre un’ infanzia tranquilla e serena insieme alla sorella Samanta ed al fratello Ivan, più piccoli rispettivamente di uno e quattro anni.

Si diploma brillantemente come Tecnico delle Industrie Elettroniche, ottimo è il rapporto con i professori e compagni di scuola che vedono in lui un ragazzo giocoso che non conosce invidia e cattiveria. Fin da giovanissimo dimostra spirito di sacrificio e senso del dovere, lavora sia nelle vacanze estive che nei fine settimana del periodo scolastico per gravare il meno possibile sulle spalle della famiglia e porre le basi per il proprio futuro insieme alla giovane fidanzata. Il suo hobby preferito è la caccia, fin da ragazzino accompagna il papa ed i nonni alle battute di caccia con un entusiasmo fuori dalla norma, va da se che appena l’età glielo consente partecipa attivamente dimostrandosi un abile tiratore ed acquisisce un’indiscussa familiarità con le armi. Superata la maturità, come ad ogni giovane del tempo, nell’ottobre del 1992 arriva la chiamata “alle armi” dapprima come alpino, ma Gionata è subito intenzionato a seguire le orme del papà ed appena arrivato in caserma fa domanda per poter accedere alla Brigata Paracadutisti Folgore. Viene quindi inviato a Pisa dove consegue il brevetto di paracadutista militare per poi essere assegnato al 186° Reggimento Fanteria Paracadutisti di Siena. Intanto la Brigata Folgore è chiamata ad assolvere un’importante missione, i paracadutisti vengono inviati in Somalia come aliquota del contingente italiano nella missione “IBIS” sotto l’egida dell’ONU. Gionata aderisce come volontario ed inizia un impegnativo addestramento già conscio del difficile e delicato compito che da lì a poco verranno chiamati ad assolvere.

Cosa spinge un un giovane di appena venti anni a partire per una missione in una terra così lontana? Semplice : senso del dovere, orgoglio, spirito di appartenenza, possibilità di prendere parte ad un evento che rimarrà indimenticabile per il resto della propri esistenza e perché no un buon riscontro economico utile in una “vita” che sta per decollare. Questi e molti altri sono i sentimenti alla vigilia della partenza, negli ultimi giorni del mese di giugno 1993 Gionata prende servizio nella capitale somala : MOGADISCIO. Come se il destino fosse lì ad attendere Gionata e altri suoi commilitoni, la tensione sale alle stelle ed i paracadutisti si trovano ad dover combattere le milizie somale ormai apertamente ostili alla presenza delle nostre truppe.

Nel pomeriggio del 3 agosto 1993, mentre era al posto di guardia, vede avvicinarsi in modo minaccioso alcuni somali armati. Intima loro di fermarsi ed assume una posizione defilata. Partono alcuni colpi che lo colpiscono al volto ed al collo. Gionata, dopo una breve agonia, spira all’ospedale militare americano di Mogadiscio ed è , in ordine cronologico, il quinto militare italiano a lasciare la propria giovane vita nel corno d’Africa.

A Gionata è stata intitolata , nella città natale , una palestra polifunzionale denominata appunto “ Gionata Mancinelli”.

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