Chi dona la vita per gli altri resta per sempre
I nostri caduti

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Luogotenente Esercito Italiano CARMINE PERILLO

CARMINE PERILLO Luogotenente dell'Esercito Italiano 

nato a Conca della Campania (CE) il 3 giugno 1946 deceduto a Vidor (TV) il 13 dicembre 1995 

Dietro l'ultima impresa di Carmine, quella che gli è valso il pubblico riconoscimento della medaglia d'Oro, c'è tutto uno stile di vita che lo fa ricordare un militare FEDELE AL DOVERE ed un uomo legato ai valori umani e spirituali, nonché quelli della famiglia. Queste caratteristiche sono ampiamente descritte nelle motivazioni contenute nel Brevetto di concessione dell'onorificenza presidenziale, che così conclude: "....Fulgido esempio di elette virtù di soldato, di radicato senso civico e di generoso altruismo". 

Carmine nacque a Conca della Campania (CE) il 3 giugno 1946, appena a diciassette anni lasciò il suo paese per arruolarsi nell' Esercito. A Rieti, prima tappa del suo itinerario militare, fu ammesso a partecipare alla Scuola Allievi Sottufficiali, risultando alla fine il primo della graduatoria. Durante lo svolgimento delle prime mansioni, vennero alla luce le sue qualità personali, insieme all'amore per il dovere, tanto da meritare l'attenzione presso gli alti gradi del suo ambiente e la perfetta intesa con i commilitoni. Conseguì la specializzazione di artificiere, professione a cui era particolarmente incline, maturando determinazione e massima competenza. Spesso il suo nome è finito sulla cronaca di giornali e televisioni per operazioni di soccorso pubblico quali il disinnesco di pericolosi ed ingenti residuati bellici siti in zone ad alta densità di popolazione. Perì sul greto del Piave a Bosco di Vidor (Treviso) il 13 dicembre 1995 durante un'operazione di disinnesco di residuati ordigni bellici risalenti alla prima guerra mondiale, lasciando la moglie Antonietta ed i figli Luigi ed Annamaria.

 

Professione Artificiere 

E' una professione di alto valore civile, tra le più rischiose che un uomo possa scegliere e per la quale crediamo non esista un adeguato compenso. Parliamo degli artificieri militari, denominazione generica che indica i tecnici specializzati nel bonificare il territorio dagli ordigni di tutti i tipi e calibri disseminati nel corso dei grandi conflitti, rimasti inesplosi, interrati, sommersi nei greti dei fiumi, lungo le coste o variamente mascherati, affioranti nel corso di opere di costruzione avviate da Enti o privati, per i quali si rendono necessari il disinnesco o la rimozione. Solitamente questa professione conquista un po' di onore di cronaca nelle fasi conclusive di operazioni di neutralizzazione dell'ordigno bellico, in quelle poche ore in cui, per ragioni di massima sicurezza, si fanno sgombrare temporaneamente gli abitanti della zona di ritrovamento di una bomba nel caso dovesse verificarsi un improvviso brillamento devastante. Fuori da questa cornice, che suscita emotivi apprezzamenti verso persone che operano per l'incolumità pubblica, l'immagine dell'artificiere è pressoché sconosciuta nella sua eccezionale normalità, che pure implica oltre che passione e dedizione, straordinarie capacità professionali, queste spesso sono sottovalutate in relazione a due leggende, frutto di superficialità da sfatare. La prima è che si ritiene importante questo servizio solo negli anni immediatamente successivi alla cessazione di un lungo conflitto bellico, quando c'è l'apprensione di dimenticarlo al più presto. Il fatto è che la gran parte di noi non ha la minima idea di quanti ordigni inesplosi abbiano seminato guerre vicine e lontane, sui luoghi di normale insediamento civile, in località periferiche, ma oggi massicciamente frequentate. Quindi non si pensa a quanto tempo richieda una soddisfacente pulizia dei residuati bellici ancora potenzialmente attivi. La seconda leggenda è che si suppone che tali attività di bonifica sia ora avvantaggiata da tecnologie che la rendano quasi immune da pericoli...La considerazione è fondata, ma solo parzialmente, perché parallelamente l'industria degli armamenti è andata vistosamente progredendo in sofisticazione e letalità. Ne consegue che chi deve metter mano ad armi rese efficaci da particolari accorgimenti tecnici, deve possedere conoscenze vaste sulle loro specifiche caratteristiche e sui guasti che hanno congelato i loro effetti distruttivi senza tuttavia vanificarli. Tutto ciò comporta un oneroso e meticoloso lavoro preparatorio, caso per caso, e continui aggiornamenti di metodiche di intervento che, comunque, non mettono al riparo da sorprese e rischi di nuovo tipo. Infine, vanno messi nel conto i fenomeni di corrosione dei materiali degli ordigni interrati o sommersi per decenni, che alterano notevolmente ed in forma variabile, le possibili reazioni chimico-fisiche degli esplosivi da rendere innocui. Tutto ciò a dimostrazione che i profili professionali d'eccezione che vantano questi uomini non preservino anche dal supremo sacrificio, lo dimostrano i circa duemila artificieri morti in servizio dal 1946 ad oggi, tra cui anche Carmine Perillo che ha perso la vita nel 1995, mentre stava neutralizzando una granata austriaca della prima guerra mondiale sul greto.

 

Un gesto d'amore 

Mercoledì, 13 dicembre 1995, un mattino freddo e malinconico, in quattro erano partiti dal deposito di Volpago del Montello, nel furgone trasportavano diverso materiale pirotecnico e due proiettili da 105 millimetri, residuati bellici recuperati a Susegana e Santa Lucia di Piave. Percorsero la statale Feltrina, poi a Bosco di Vidor imboccarono la solita stradina, che sfocia poi sul greto del Piave un percorso fatto mille volte, tra infiniti sobbalzi dell'automezzo, e con dietro alle spalle chili di tritolo, normalità per tutta la squadra di quattro uomini. Giunti sulla solita ampia radura, lontana dal traffico e dalle case, prepararono le buche per far brillare gli ordigni, in tutto tre scavi, uno per i fuochi d'artificio sequestrati pochi giorni prima dalle forze dell'ordine e gli altri due per i proiettili da mortaio. Per primi fecero saltare i botti, poi iniziò l'operazione più delicata: venne sistemata vicino al proiettile una piccola carica detonante, che poi avrebbe fatto brillare inducendo per simpatia il brillamento dei due ordigni. I due proiettili erano già stati scaricati, Perillo con il suo collega di fiducia iniziò la procedura, mentre gli altri due rimasero a distanza di una decina di metri, fuori dalla buca. La carica detonante era sistemata, tutto era tranquillo, nessun intoppo faceva prevedere quello che un istante dopo avrebbe strappato la vita ai due artificieri. Struggenti le parole del Vescovo durante l'omelia funebre, equiparando la morte dei due artificieri ad un gesto d'amore verso la comunità, sottolineando come si fossero impegnati nel garantire la sicurezza degli altri uomini fino al punto di sacrificare le loro vite. 

 

Medaglia d'Oro al Valore dell'Esercito 

Il 17 maggio 1996 il Presidente della Repubblica Italiana ha conferito al Luogotenente Perillo Carmine la Medaglia d'Oro alla Memoria al Valore Dell'Esercito. 

Con la seguente motivazione: 

"Sottufficiale artificiere del 15° Centro Riparazioni e Rifornimento della Regione Militare Nord Est, si è sempre prodigato, anche in condizioni di estrema difficoltà ed a rischio della propria vita, in numerosi e rischiosi interventi di rimozione e disinnesco di ordigni la cui esplosione avrebbe provocato gravi conseguenze, dimostrando eccezionale ardimento e somma perizia. La sua opera, che sovente è valsa a salvare persone esposte ad immediato e grave pericolo, ha riscosso più volte il riconoscimento e l'apprezzamento delle autorità e della popolazione, contribuendo a rafforzare il prestigio dell'Esercito, anche al di fuori dei confini della regione. Periva il 13 dicembre 1995 nel brillamento di una bomba (residuato bellico della prima guerra mondiale rinvenuto in località Pieve di Soligo TV) Fulgido esempio di elette virtù di soldato, di radicato senso civico e di generoso altruismo". 

Bosco di Vidor (TV) 13 dicembre 1995

 

Monumento a Bosco di Vidor 

15 giugno 1996 

A Bosco di Vidor sul luogo del sacrificio di Carmine Perillo , sulle rive del Piave è stato eretto un cippo in memoria dei due caduti. 

La scritta così recita: 

"Nell'adempimento del loro dovere e per il bene della Patria ed a salvaguardia della sicurezza ed incolumità di noi tutti, cadevano qui il giorno 13 dicembre 1995, gli artificieri Perillo Carmine ed Antonio Da Ronch per assurgere alla schiera dei celesti eroi. I colleghi, nell'implorare conforto ed aiuto, a perenne ricordo posero".

 

Cippo Votivo a Conegliano 

8 dicembre 2005 

In occasione del 10° anniversario del tragico incidente, in cui persero la vita due artificieri tra cui Carmine Perillo, la Consulta delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma installa un Cippo Votivo per onorare la memoria ai due cari. Il monumento, un blocco di marmo e sassi dello stesso fiume Piave, sul quale greto perirono i due artificieri, è sito nel parco Mozart in centro Conegliano, vi è apposta anche una targa celebrativa ed un asta con la bandiera italiana.

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