Filadelfio Aparo

Nato: 1936
Deceduto: Palermo, 11 gennaio 1979
Filadelfio Aparo fu un vicebrigadiere della Squadra Mobile della Pubblica Sicurezza della Questura di Palermo, uno degli uomini dello Stato che, negli anni più difficili della storia siciliana, scelsero di affrontare la mafia senza clamore, con il solo sostegno del dovere e del senso di giustizia.
Nato nel 1936, Aparo entrò giovanissimo nelle forze di polizia, maturando una profonda esperienza investigativa che lo portò a essere assegnato alla Squadra Mobile di Palermo. In quel contesto complesso e pericoloso, si occupò di indagini particolarmente delicate, finalizzate alla ricostruzione degli organigrammi delle cosche mafiose palermitane, in un’epoca in cui Cosa Nostra esercitava un controllo capillare sul territorio e colpiva duramente chiunque ne minacciasse il potere.
Il suo lavoro, silenzioso ma incisivo, lo rese un bersaglio. La mafia non gli perdonò l’impegno, la competenza e la determinazione con cui portava avanti le inchieste.
La mattina dell’11 gennaio 1979, a Palermo, in piazza Tenente Anelli, Filadelfio Aparo venne assassinato in un agguato: colpito a morte da numerosi colpi di lupara, fu ucciso a soli 44 anni. Un’esecuzione brutale, tipica della strategia mafiosa di quegli anni, volta a intimidire e a fermare l’azione dello Stato attraverso il terrore.
La sua morte rappresenta una delle tante ferite inferte alla Repubblica nella lunga guerra contro la criminalità organizzata. Filadelfio Aparo è oggi ricordato come un servitore dello Stato caduto nell’adempimento del dovere, un investigatore che ha pagato con la vita il coraggio di cercare la verità e di contrastare la mafia in uno dei periodi più bui della storia italiana.
La sua memoria vive come simbolo di legalità, sacrificio e fedeltà alle istituzioni, valori che continuano a ispirare le nuove generazioni di donne e uomini in divisa.


























































































































