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I nostri caduti

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Carabiniere GIUSEPPE TERENZIO

Nato a Gela (CL) il 25 febbraio 1961 e deceduto a Caltanissetta il 24 giugno 2000

Dopo aver assolto l'obbligo del servizio militare di leva, Giuseppe si arruola a 20 anni nell'Arma dei Carabinieri.  Segue il Corso Carabinieri a Campobasso, diventando Carabiniere Scelto. Viene trasferito in forza alla Caserma dei Carabinieri di Asso, in provincia di Como, dove presta servizio per cinque anni. Ad Asso Giuseppe conosce Claudia, di 19 anni, che poco dopo sposerà. L’ultimo giorno dell’anno 1984 nasce Salvatore, tre anni dopo Sabino e nel 1995 la figlia Antonina. 

La sua carriera continua con il trasferimento alla Caserma di Giffone (RC), dove rimane dieci anni. In seguito presta servizio per due anni alla Caserma di Reggio Calabria, per poi essere trasferito a Delia (CL), dove muore il 24 giugno del 2000, all’età di 39 anni. 

Il carabiniere Giuseppe Terenzio viene investito accidentalmente da un'auto mentre sta effettuando, insieme ad altri colleghi, un servizio di controllo fisso, lungo la strada statale tra Delia (Caltanissetta) e Canicattì (Agrigento). Giuseppe muore all'ospedale di Caltanissetta, a seguito delle gravi ferite riportate nel violento impatto.  

Giuseppe lascia la moglie Claudia, i figli Salvatore di 16 anni, Sabino di 13 e Antonina di 5. 

Il figlio Salvatore ricorda la sua determinazione e generosità durante il lavoro, sempre al servizio dei cittadini. Negli anni bui del potere assoluto della ‘ndrangheta, numerose volte Giuseppe è intervenuto per compiere arresti in Calabria, a seguito di lunghi pedinamenti e appostamenti. Distintosi anche nel contrasto al commercio delle sostanze stupefacenti, veniva molto stimato e, a volte, anche criticato per il suo modo di agire d'istinto, senza paura di quello che poteva accadere. 

Una volta, proprio a Delia, era da solo con la gazzella di servizio quando arrivò una segnalazione di allarme in una gioielleria. Senza aspettare rinforzi si dirigeva a sirene spiegate verso il negozio e, fortunatamente, verificò che si trattava di un falso allarme. 

Così come un giorno, sempre a Delia, prestò soccorso a una donna investita di proposito dal suo ex fidanzato, uccidendo sua madre e lasciando la ragazza priva degli arti inferiori sull'asfalto. La stessa donna raccontò al figlio Salvatore come Giuseppe fu l'unico a starle accanto in quei tragici momenti. Giuseppe si tolse la cintura, cercò in tutti i modi di fermare l'emorragia, fortunatamente riuscendoci, e la sostenne fino all'arrivo dei soccorsi. Quel gesto le salvò la vita e, grazie a questa tempestiva e coraggiosa azione, Giuseppe fu premiato con l’attribuzione del grado di brigadiere.

“Mio padre era di cuore buono, aveva un rapporto di amicizia con i cittadini, era sempre considerato un amico di cui fidarsi e a cui chiedere aiuto. In servizio era un GRANDE CARABINIERE, non favoriva nessuno, richiedeva a tutti il rispetto delle leggi”. Salvatore

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