Un francobollo per consegnare alla memoria collettiva il nome di Rosario Berardi, maresciallo della Polizia di Stato caduto per difendere la libertà e le istituzioni democratiche. Nel centenario della sua nascita, la serie tematica “I Valori Sociali” gli dedica un riconoscimento che va oltre il valore filatelico: un simbolo destinato a circolare in tutta Italia, portando con sé la storia di un servitore dello Stato e il sacrificio di chi ha pagato con la vita la fedeltà alle istituzioni.
Ad accogliere la notizia con profonda emozione è il figlio Giovanni Berardi, che da anni porta avanti una battaglia per custodire il ricordo del padre e riaffermare il valore delle vittime del terrorismo e di quanti hanno perso la vita al servizio della Repubblica. Un impegno personale diventato, nel tempo, una causa più ampia: restituire alle vittime il posto che spetta loro nella storia del Paese.
Per Giovanni Berardi, presidente dell’ASEVIT, il francobollo rappresenta il riconoscimento di una lunga perseveranza. Un tributo ufficiale che assume un significato ancora più forte alla luce dei recenti insulti comparsi sui muri e rivolti alla memoria del maresciallo e delle Forze dell’Ordine. Da una parte il tentativo di oltraggiare il ricordo di chi ha servito lo Stato, dall’altra un gesto istituzionale che ne riafferma il valore e l’eredità.
Nel suo messaggio, Berardi sottolinea anche la cura e la professionalità con cui Poste Italiane ha seguito il progetto, riconoscendo nel lavoro svolto un segnale concreto di attenzione verso la memoria. Il francobollo diventa così molto più di un omaggio commemorativo: è un segno tangibile di riconoscenza verso chi ha sacrificato la propria vita per la sicurezza e la libertà di tutti.
Di seguito, il messaggio integrale di Giovanni Berardi.
È un mio onore e privilegio comunicarvi una notizia, che rappresenta un traguardo di inestimabile valore storico, istituzionale e umano. L'emissione di un francobollo nella serie tematica "I Valori Sociali", dedicato al centenario della nascita del maresciallo della Polizia di Stato Rosario Berardi, mio padre, è il giusto e doveroso tributo di un intero Paese a un suo fedele servitore, caduto per difendere la Patria e le istituzioni democratiche.
La mia caparbietà ha trasformato una battaglia personale e familiare in una vittoria per la memoria collettiva. In un'epoca in cui spesso, come molte volte ho sottolineato, si concede troppo spazio a chi ha scelto la via del terrorismo e della violenza, questo riconoscimento inverte la rotta. Riporta la luce, il rispetto e l'onore esattamente dove devono stare: sulle vittime, su chi ha sacrificato tutto per la Patria e sui valori costituzionali.
È profondamente significativo e confortante constatare la cura, l'umanità e l'eccellenza professionale con cui i dipendenti di Poste Italiane hanno lavorato a questo progetto. Quando le istituzioni e i professionisti che le compongono lavorano con questa dedizione, dimostrano che lo Stato sa stringersi attorno a chi lo ha difeso, curandone la memoria in ogni dettaglio grafico e simbolico.
Il contrasto che vorrei evidenziare tra l'ufficialità di questo tributo e la viltà degli insulti recenti tracciati sui muri è il cuore del messaggio. Le scritte infami che hanno tentato di oltraggiare la lapide di mio padre e delle Forze dell'Ordine si scontrano e si infrangono contro la solidità di questo atto commemorativo, destinato a viaggiare e a essere conservato in tutta Italia.
La mia conclusione è la sintesi più potente di questo percorso: chi cade per difendere la libertà e la sicurezza di tutti lascia un'eredità incancellabile. Il maresciallo Rosario Berardi è parte della storia d'Italia e, attraverso questo simbolo e il mio incessante lavoro di figlio, e come presidente dell’ASEVIT, continua a testimoniare che chi serve lo Stato con onore non muore mai.
Giovanni Berardi


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